Project Gutenberg's La trovatella di Milano, by Carolina Invernizio

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Title: La trovatella di Milano

Author: Carolina Invernizio

Release Date: May 12, 2007 [EBook #21420]

Language: Italian

Character set encoding: ISO-8859-1

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[Copertina]

  LA TROVATELLA DI MILANO

  ROMANZO STORICO

  DI

  CAROLINA INVERNIZIO


  [Illustrazione]


  MILANO CARLO BARBINI EDITORE

  Via Chiaravalle, 9.


[Occhiello]


  LA TROVATELLA DI MILANO


[Illustrazione]

  Diego era stato colpito in mezzo al petto e cadde colla
  faccia riversa al suolo,...

  _Pag. 79_.


[Frontespizio]


  LA
  TROVATELLA DI MILANO

  RACCONTO STORICO
  DI
  CAROLINA INVERNIZIO



  MILANO


  PRESSO CARLO BARBINI EDITORE
  Via Chiaravalle, Num. 9

  1889

[Verso]


Sotto la protezione della legge 25 giugno 1865, N. 2337, essendosi
adempito a quanto essa prescrive.


Milano 1889--Tip. Wilmant di G. Bonelli e C., Via Moscova, 37.





Alle Signorine

Amelia, Zaira e Pia Salani


Cinque anni fa, quando vi conobbi, eravate ancora bambine colla
gonnella corta, i capelli disciolti e il grembiulino. Eppure vi
mostravate gi amantissime della lettura e quante volte vi sorpresi o
nascoste in un angolo del vostro giardino o in una sala appartata
della tipografia di vostro padre, tutte intente a divorarvi qualche
libro nuovo, appena uscito dalla macchina, neppure rilegato... E
davate gi i vostri giudizii pronti, ingenui, spontanei, col sorriso
infantile sulle labbra, gli occhi brillanti di emozione.

Oggi, fatte giovinette bellissime, piene di senno, con un delicato
gusto artistico e letterario, non vi compiacete che di quei libri, i
quali rispondono ai sentimenti gentili della vostra anima, vi
dischiudono dinanzi l'orizzonte abbagliante, accarezzato dalla vostra
giovanile fantasia, aprono il vostro cuore alle prime, soavi emozioni
della vita.

Ecco perch i miei libri hanno sempre trovato grazia presso di voi e
perch oggi vi dedico questo mio lavoretto.

Si dice che la pi bella pagina di un libro sia quella, sopra cui cade
una lacrima. Orbene: se la mia _Trovatella di Milano_ far sgorgare
dai vostri occhi una lacrima di commozione e di piet, voi avrete
ricompensato abbastanza il mio amor proprio di scrittrice, la mia
tenerezza di amica sincera ed affezionata.

Un bacio a tutte di cuore.

Firenze, Giugno 1889.

CAROLINA INVERNIZIO.




CAPITOLO PRIMO.

La maschera misteriosa.


La mezzanotte era ribattuta a tutti gli orologi della citt, quando
Maria, la bella guantaia di Porta Vittoria, si decise chiudere il suo
negozio. Aveva fatto cos tardi, perch era l'ultimo giorno di
carnevale e gli avventori non erano mancati.

Maria appariva stanca, abbattuta. I suoi grandi occhi azzurri, lieti e
brillanti, si mostravano leggermente velati; i capelli finissimi
castani, le cadevano in disordine sul collo e sulla fronte; le guancie
aveva pallide, la piccola bocca sorridente, un po' scolorita.

Tuttavia era sempre affascinante: un abito di panno verde con
corsaletto di panno bianco ricamato in spighetta dorata, dava risalto
alla grazia delle tornite spalle e faceva spiccare la vita sottile,
flessibile: alla leggiadra semplicit del suo portamento, univa
un'altera castit.

Messi gli sporti alle vetrine, Maria stava per ritirarsi, quando un
individuo mascherato, che veniva correndo dalla parte del bastioni, si
slanci nel negozio, respingendo indietro con un urto la giovine ed
esclamando con voce soffocata:

--Per piet, nascondetemi, salvatemi.

Nel primo sbalordimento, Maria era per chiamare aiuto; ma l'individuo
si era tolta la maschera e mostrava un viso cos gentile, animato dal
fulgore di due occhi nerissimi e da un sorriso cos incantevole, che
la giovine si affrett a chiudere l'uscio e mettervi il catenaccio.

--Eccovi al sicuro--disse quindi colla sua voce fresca, armoniosa--ma
non posso gi tenervi qui tutta la notte.

--N io abuser a lungo della vostra gentilezza; mi basta far perdere
le mie traccie.

Maria sussult, guardando con maggiore curiosit lo sconosciuto. Egli
indossava un ampio domino nero, che aprendosi sul dinanzi, lasciava
scorgere al disotto un ricco costume di raso celeste e argento: il
cappuccio del domino essendogli caduto sulle spalle, mise allo
scoperto una testa bionda e ricciuta come quella di un fanciullo.

--Eravate dunque inseguito?--chiese la giovine arrossendo alquanto.

--S, ma spero non mi prenderete per un ladro o qualche malfattore
travestito, sorpreso dalle guardie: chi mi seguiva  un mio nemico ed
io avevo le mie buone ragioni per non cadere nelle sue mani.

Poi cambiando vivamente discorso:

--Mi dispiace darvi incomodo--aggiunse--voi forse stavate per recarvi
al riposo.

-- vero, ma se star alzata un'ora di pi, non ne soffrir. Abito qui
sopra: dalla retrobottega, posso salire in casa.

--State sola?

--Ho con me la mamma, ma ella, povera vecchia, va a letto presto.

--Non avete paura giovane e bella come siete rimanere senza alcuno, di
notte, in negozio?

Maria alz il bel capo con alterezza, schiuse le labbra al sorriso e
fissando sul giovane uno sguardo calmo e sicuro, che annunziava la
perfetta quiete della sua anima.

--Paura?--esclam--E di chi? I ladri farebbero un magro bottino e in
quanto a me, se qualcuno ardisse insultarmi, saprei difendermi.

Il suo viso, l'atteggiamento, esprimevano una tale energia, che lo
sconosciuto la guard con viva ammirazione.

--Sapete a cosa penso?---disse dopo un momento di espressivo silenzio,
appoggiandosi con un gomito al banco, mentre la guantaia rimetteva in
ordine alcune scatole negli scaffali.

--Che volete che sappia se non me lo dite.--rispose volgendosi a
riguardarlo.

--Penso che si deve essere molto felici amati da voi.

Un vivace rossore sal alle guancie di Maria: ella alz graziosamente
le spalle.

--Io non amo alcuno.--disse.

Egli scosse dolcemente il biondo capo.

--Non  possibile.

Maria ebbe un sorriso affascinante.

--Avete ragione, vi ho ingannato: amo, anzi adoro... mia madre.

Poi ritornando seria e come pigliasse un'improvvisa risoluzione.

--Temete signore--chiese--che la persona, dalla quale eravate
inseguito, vi abbia veduto entrar qui?

--Spero di no, avevo molto vantaggio su di lei, tuttavia scommetto che
sta perlustrando la strada...

--Se ascoltaste un mio consiglio, cangereste d'abiti.

--Potete procurarmene degli altri?

--Ve ne posso dare uno dei miei.

--Un travestimento da donna? Ebbene, perch no? Siamo di carnevale:
accetto.

--Attendete un momento: vado a prepararvi quanto pu occorrervi.

Disparve nella retrobottega, lasciando solo lo sconosciuto. Allora il
viso di questi sub una trasformazione: la fronte gli si corrug come
quella d un vecchio: i suoi occhi presero un'espressione dura, quasi
crudele, le sue labbra si raggrinzarono.

--Che disdetta!--mormor--Eppure avevo sperato di raggiungere il mio
intento! Ma prender la mia rivincita e prima che egli giunga a
possedere Adriana, lo voglio morto.

Si ricompose, perch Maria rientrava.

--Signore--diss'ella con semplicit e franchezza--andate a cambiarvi:
troverete tutto pronto: io vi attendo qui.

Rimase in piedi, presso il banco, meditabonda. Non sentiva pi la
stanchezza, si trovava sotto il fascino di una potente emozione, senza
saper spiegarsene il perch.

Maria era usa servire degli avventori giovani, belli, eleganti; molti
si recavano appositamente da lei, per avere l'occasione di ammirarla,
sussurrarle qualche dolce parola, farle un po' di corte. La guantaia
accettava sorridendo quegli omaggi e dichiarazioni, ma non
incoraggiava alcuno; il suo cuore era rimasto fino allora tranquillo,
la sua riputazione d'onest non aveva ricevuta la pi piccola macchia.

Ma in quella notte, la presenza dello sconosciuto le cagionava un
insolito, involontario turbamento: il cuore le batteva a colpi
precipitosi. Avrebbe voluto sapere chi egli fosse, da qual luogo era
fuggito in quel costume e perch lo perseguitavano.

Fu scossa nel vederlo ricomparire: le sue guancie si infiammarono ed
un sorriso, un po' tremulo, inarc le sue rosee labbra.

Vestito da donna, egli sembrava ancora pi carino, civettuolo. Se due
piccolissimi baffetti biondi non gli avessero ombreggiata la bocca, si
sarebbe davvero potuto prendere per una leggiadra ragazza. Non
mostrava alcun impaccio sotto quegli abiti femminili, anzi il suo
elegante personale, pareva aver acquistato maggiore sveltezza ed
elasticit.

--Come vi sembra che stia?

--A meraviglia, nessuno vi riconoscer, specialmente se abbasserete il
velo del cappello.

--Volevo guardarvi ancora una volta.

Per nascondere il suo rossore e la sua confusione, Maria si affrett a
rivolgersi ed a togliere il catenaccio dalla porta.

--Fermatevi--esclam con vivacit lo sconosciuto--voglio dirvi che
domani vi rimander i vostri abiti e pregarvi a non serbare di me una
triste impressione, a perdonarmi.

Maria invece di rispondere, dischiuse la porta e dopo aver guardato al
di fuori, rivolse il viso, ritornato pallido ed alquanto serio, verso
il giovane.

--La via  libera--disse--potete uscire, signore.

Lo sconosciuto con un moto pronto al pari dell'idea, afferr con ambe
le mani la bella testa della guantaia, depose sulle labbra di lei un
bacio infuocato, poi slanciandosi in istrada, scomparve.

A Maria le parve che con quel bacio, egli le avesse portata via
l'anima, tanto fu scossa sino in fondo al suo essere.

Rimase un istante come svenuta, con gli occhi umidi, le labbra
frementi...

Poi sembr respingere dentro di s quell'impressione e il suo viso
riprese l'abituale serenit.

Rinchiuso accuratamente l'uscio, spense il lume e passata nella
retrobottega, senza osservare gli abiti lasciati dal giovane, prese
una lucernetta ad olio e per una scaletta di legno, sal alla camera
da letto, l'unica stanza di quel magazzino.

Era addobbata modestamente, ma di una pulitezza che incantava. Il
suolo si mostrava lucidissimo, le pareti parevano colorite di fresco.

Due letticcioli di ottone, separati da un tavolino da notte, un
armadio di noce, quattro seggiole intarsiate, un divano di cuoio, uno
specchio con cornice di rame dorato, un porta-abiti di ferro
verniciato, compivano il mobiglio della camera.

Maria entr in punta di piedi e facendo con una mano riparo alla
fiamma della lucerna, si avvicin ad uno dei letti e si pose a
contemplare il viso soave, sebbene appassito dagli anni, di una donna,
che dormiva profondamente, appoggiando il capo all'alto del capezzale,
sul braccio ripiegato.

Sul vago sembiante di Maria apparve un'espressione di tenerezza, di
contento.

Quel sonno calmo, quella respirazione dolce e misurata,
L'atteggiamento stesso tutto pace, rassicurarono la bella guantaia.
Sua madre nulla aveva sentito: ella poteva nasconderle la strana
avventura di quella notte.

Si ritrasse pian piano e deponendo la lucerna in un angolo, si dispose
a coricarsi.




CAPITOLO SECONDO.

Cuore di popolana.


Nel 1848, diciotto anni prima della scena raccontata, allorch il
popolo milanese si sent l'animo di scuotere il giogo austriaco, nelle
gloriose cinque giornate, anche le donne presero parte alla
sollevazione, mostrando come l'amore della libert possa rendere anche
i pi deboli, audaci ed invitti.

Fra quelle che pi si distinsero, vi fu la Luigia Battistotti maritata
Sassi, la quale deposti gli abiti femminili, sotto le spoglie di
fuciliere, corse nelle vie a cercare il pericolo, incoraggiando
ovunque, colla sua presenza, i combattenti; la Giuseppina Lazzeroni,
una bella giovinetta che segu a Ponte Vetero il fratello e combatt
intrepidamente al suo fianco, comunicando il suo ardore agli altri,
facendo prodigi di valore; infine Annetta Durini, che fu compagna al
marito nelle barricate di porta Tosa, ora Vittoria, dove il coraggioso
popolano trov la morte.

La moglie che se lo vide cadere ai piedi, non si abbandon ad atti di
dolore, di disperazione: inginocchiatasi, baci con rispetto quella
fronte crivellata di palle, tolse dal collo del morto una sciarpa
inzuppata di sangue, che nascose in seno, poi sorse animosa,
ricominciando a combattere.

L'idea di vendicare quel prode, che ella avea tanto amato, accrebbe la
sua energia, la fece comparire come trasfigurata. Annetta Durini aveva
oltrepassati i quarant'anni; ma la freschezza della carnagione, gli
occhi scintillanti, i denti bianchissimi, i capelli folti e neri, la
facevano apparire assai pi giovine.

Indossava un abito corto, stretto ai fianchi opulenti, un corsaletto
le cingeva il busto scultorio; portava il cappello all'italiana; al
collo teneva un fazzoletto di seta negligentemente annodato, in mano
la carabina, alla cintura un pugnale ed una pistola.

A Porta Tosa, ebbe il cappello portato via dalle palle nemiche, per
aver difesa una famiglia, che stava per cadere in mano ai Croati; pi
tardi, mentre confortava un moribondo, fu ferita alla nuca. Tuttavia
non si scompose e malgrado il sangue che le pioveva sul collo e sulle
mani, continu il suo pietoso ufficio.

Durante le cinque giornate, Annetta non pos mai le armi; ma
allorquando gli Austriaci ebbero provato invano il ferro ed il fuoco
contro la citt protetta da un santo diritto; quando tanto peso di
forza brutale, dovette cedere alla generosa audacia, all'eroismo dei
prodi milanesi, che con tanto sangue pagavano la loro libert; la
coraggiosa popolana, affranta dalle fatiche, spossata da lungo
digiuno, si ritrasse alla sua abitazione, in una di quelle poche case
di Porta Tosa, che non erano state completamente devastate dalle
fiamme e dal saccheggio. Per la prima volta, dopo tanti giorni di
lotta, di energia, Annetta nell'entrare in quella casa fu assalita
dallo scoraggiamento, da una muta disperazione.

Ormai ella avrebbe cercato invano nelle sue stanze il volto adorato
del marito: non avrebbe pi intesa la voce di lui, n si sarebbero
potuto rallegrare insieme della vittoria ottenuta. Di pi non aveva un
figlio che le ricordasse quelle care sembianze, un figlio in cui
trasfondere tutto l'amore che aveva portato all'eroico defunto.
Rimaneva sola al mondo.

Sal le scale a stento, sentendosi piegare le gambe, cogli occhi
velati dalle lacrime. Ma ad un tratto ristette come sbalordita. Era
giunta sul pianerottolo e dinanzi al suo uscio, stesa nel vano, eravi
una bambina di forse due anni o poco pi, di una bellezza angelica,
vestita di bianco, ma tutta bruttata di sangue, immobile, cogli occhi
chiusi, come se fosse morta.

Chi era? L'avevano uccisa su quella soglia? Vinto il primo moto di
raccapriccio, Annetta sollev la fanciullina nelle sue braccia,
accost il suo orecchio al cuore di lei e con un fremito di gioja
indescrivibile, si accorse che batteva ancora.

--Vive, la salver!--disse la popolana con mirabile espressione di
entusiasmo, di risolutezza, dimenticando i proprii dolori in quella
nuova opera di carit.

Annetta port la fanciullina sul letto e si mise a svestirla
delicatamente, per riscontrare se aveva qualche ferita sul tenero
corpicino. Intanto non pot a meno di rimarcare la biancheria
finissima, l'eleganza degli stivaletti, le calze di seta a trafori e
sopratutto la colp un bizzarro medaglione d'oro, che raffigurava una
testa da morto, appeso ad una microscopica catenella pure d'oro.

La popolana mise tutto da parte e constatato con piacere che su quel
corpicino di una bianchezza nivea, non eravi la minima scalfittura, si
adoper a tutta possa per far rinvenire la bambina. Difatti questa non
tard ad agitarsi, ad aprire gli occhi, balbettando:

--Mamma, mamma.

Annetta fu assalita da una commozione straordinaria a quella vocina
dolce, carezzante.

Si chin a baciare la bambina, che sorrise ripetendo:

--Mamma.

--Non sono io la tua mamma, cara, ma sento gi di amarti come tale.
Dimmi chi sei, come ti chiami.

La bambina la fissava con due begli occhi di un azzurro profondo,
dallo sguardo un po' trasognato, smarrito. Balbett alcune parole
incomprensibili, poi si mise a piangere.

Alla popolana sorse l'idea che la fanciulletta potesse aver fame.
Corse ad una madia, dove trov ancora un pane assai duro, ne inzupp
alcune fette in un bicchiere di vino e gliele port.

La bambina si mise a mangiare avidamente. Annetta l'imit. Il sole
brillava nella stanza riempiendola di calore, di allegrezza. Un senso
di benessere infinito invadeva il cuore della popolana. Ebbe per un
istante il pensiero di nascondere gelosamente quella piccina,
conservarla per s sola. Come avrebbe rallegrata la sua solitudine,
riempito il suo cuore! Quanti baci, carezze, cure infinite, avrebbe
avute per lei!

Ma quasi tosto prov un brivido di rimorso; quella creaturina doveva
avere una madre, che forse in quell'istante la piangeva, la chiamava
con grida disperate.

La popolana non poteva mentire al suo cuore: non pens pi alla
propria felicit, ma grande d'abnegazione, consolandosi all'idea della
gioja che avrebbe procurata a quella madre, si mise tosto a farne
ricerca. Ma per quanto s'informasse, mettesse in moto vicini ed amici,
non pot trovare alcuna traccia dei parenti di quella fanciullina, n
giunse mai a sapere da chi fosse stata posta sulla soglia del suo
uscio e da chi provenisse quel sangue, dal quale aveva aspersi i
candidi abitini.

La bambina non era in grado di dare spiegazioni: l'unica parola che
uscisse chiara dai suoi rosei labbruzzi era quella di mamma

Annetta non ebbe allora pi scrupoli di tenerla con s e in memoria
del suo Mario, l'adorato marito, la chiam Maria, Gli anni passarono
senza portare maggior luce sul mistero della trovatella e la popolana
fin col non pensarci pi e considerarla come una sua vera figlia.

Annetta aveva da parte un buon gruzzolo, perch il mestiere
d'armaiuolo esercitato dal marito gli aveva dati molti guadagni e
permesso delle economie.

La popolana spese una parte di quel denaro per far istruire la
fanciulla e quando Maria comp il quattordicesimo anno, secondo i
calcoli fatti da Annetta, la mise presso una sua amica, una buona
vedova, che aveva un negozio da guantaja, assai rinomato, sul Corso di
Porta Vittoria, onde l'iniziasse al suo mestiere.

E l'anno dopo, essendo la vedova improvvisamente morta, Annetta rilev
dagli eredi il negozio, pagando tutto a pronti contanti e andando a
stabilitisi definitivamente con Maria.

La giovinetta si faceva ogni giorno pi bella e bisognava vedere con
quanta grazia e sveltezza sapeva servire gli avventori e come teneva
in ordine i libri di negozio.

La popolana, un po' indebolita di forze, per una malattia alle gambe,
sedeva abitualmente dietro al banco, contemplando come in estasi
quella bella creatura, che aveva il potere di rianimarla, farla
sorridere, sviare dalla sua mente un cumulo di tristi memorie.

Annetta aveva nascosto a Maria in qual modo era divenuta sua figlia,
perch l'avvenuto era svanito come un sogno dalla mente della
fanciulla. Questa credeva la popolana sua madre ed i vincoli d'affetto
che univano quelle due buone creature, si facevano ogni giorno pi
saldi.

A vent'anni, Maria si mostrava in tutto il pieno sviluppo della sua
bellezza affascinante. Aveva avute parecchie richieste di matrimonio,
che sempre rifiut, dicendo di trovarsi troppo felice al fianco di sua
madre per desiderare altra sorte. Non aveva ancora amato. Eppure nelle
sue vene scorreva un sangue caldo, impetuoso, aveva la fantasia
vivacissima e l'avventura di quella notte colla maschera misteriosa,
la gett bruscamente in un mondo d'idee nuove per lei e perci appunto
pi pericolose.

Invano la bella guantaja cerc dormire: nell'ombra della stanza,
vedeva sempre l'immagine dello sconosciuto, sentiva ancora sulle sue
labbra il tocco bruciante delle labbra di lui.

L'alba la sorprese cogli occhioni spalancati, il viso pallido,
abbattuto, le labbra frementi, che mormoravano quasi inconscie:

--Chi sar mai? Lo rivedr io ancora?




CAPITOLO TERZO.

Il segreto di un milionario.


Erano le cinque di sera. In un salottino appartato, caldo,
elegantissimo di uno dei pi sontuosi palazzi di Milano, sdraiato su
di una poltrona, stava un uomo di una sessantina d'anni, dal sembiante
triste e corrucciato.

Indossava una veste da camera di grosso drappo scarlatto, guernita di
passamani d'oro: la testa portava nuda, perch i capelli erano ancora
foltissimi, tagliati a spazzola, grigiastri sulle tempia, le cui vene
prominenti si gonfiavano alla minima emozione. Il viso di una
bianchezza cerea spiccava ancora pi sotto la lunghissima barba di un
nero d'ebano; i suoi occhi bigi avevano uno sguardo duro, imperioso;
il sorriso ironico delle sfingi increspava le sue labbra sottili.

Quell'uomo era il conte Ercole Patta, da pochi anni dimorante a
Milano, sebbene dicesse di esservi nato e parlasse difatti il pi puro
dialetto lombardo.

Un profondo mistero avvolgeva la sua vita passata: era noto solo, che
veniva da Vienna, dove eragli morta la moglie, lasciandogli una
figlia, Adriana, che all'epoca del nostro racconto, compiva sedici
anni ed era l'unica erede di colossali ricchezze; un tipo perfetto
dell'avvenenza tedesca ed alle cui fisiche doti stavano al pari quelle
morali.

La casa del conte Patta era il soggiorno della pi schietta
ospitalit; in essa vi convenivano i pi ragguardevoli uomini
politici, il fiore della cittadinanza. Il conte riceveva tutti con
affabilit e confidenza, ma quanto pi si mostrava in societ
espansivo, buon parlatore, allegro compagnone, altrettanto in privato
era burbero, taciturno, glaciale.

Con sua figlia andava poco d'accordo, giacch egli voleva darle in
isposo un certo marchese Diego Tiani, un orfano che alloggiava nello
stesso palazzo, perch il conte diceva essergli stato raccomandato dal
padre morente, e faceva la vita del gran signore. Ma sebbene Diego
possedesse un sembiante incantevole, uno spirito inesauribile e
contasse grandi ed innumerevoli trionfi colle dame, Adriana gli
preferiva Gabriele Terzi, il figlio di un onesto commerciante, un
giovane di alti intendimenti, con un cuore d'oro, una fisonomia
dolcissima, aperta, leale.

Si erano incontrati ad una stazione balnearia, si amarono al primo
sguardo scambiato fra loro e non era trascorso un mese, che se lo
confessarono a voce bassa; giurandosi fedelt eterna.

Gabriele giunto a Milano fece chiedere dal padre la mano dell'adorata
giovinetta: il conte Patta rifiut decisamente. Ma gl'innamorati non
perdono giammai la speranza.

Gabriele si sentiva amato ed era quasi convinto che un giorno o
l'altro, il conte si sarebbe piegato alle sue preghiere ed a quelle
della figlia. Ed intanto andava ovunque trovavasi Adriana per
ammirarne i vezzi, averne i sorrisi, raccogliere i fiori, che ella non
mancava mai di lasciare cadere sul suo cammino. Diego sapeva tutto ci
ed esecrava il suo rivale e vedendo di non riuscire in alcun modo
togliere l'immagine di lui dal cuore di Adriana, determin di
provocare il giovane. Ma questi rispose all'attacco con tal dignit,
che il giovane marchese ne usc sconfitto, umiliato. Allora la sua
rabbia non ebbe pi freno e l'ultima notte di carnevale, avendo
sorpreso Gabriele sotto le finestre di Adriana, l'assal a tradimento.
Ma il giovane si difese con tale impeto, che disarm l'assalitore, il
quale dovette cercare uno scampo nella fuga, soddisfatto ancora di non
essere stato riconosciuto.

Il giorno seguente, Diego si ebbe un lungo e segreto colloquio col
conte. Allorch il giovane lasci il gabinetto, il gentiluomo apparve
fortemente turbato e dur fatica a calmarsi.

Finalmente suonato con violenza il campanello, ordin al cameriere
accorso di far avvertire la contessina Adriana, che il padre
desiderava parlarle.

E si sdrai sulla poltrona ad attenderla. La giovinetta non tard a
comparire. Era adorabile nel suo semplice abito di flanella bianca,
stretto alla cintura da un nastro di raso celeste. Un nodo di egual
colore, le fermava le treccie biondissime, cadenti sulle spalle. Il
suo viso di un ovale perfetto, era impareggiabile per nobilt ed
attrattive; la bocca aveva piccola e porporina, il naso diritto, colle
narici lievemente dilatate, il colorito soave, gli occhi azzurri,
grandi, vivacissimi.

Entrando, aveva un dolce sorriso sulle labbra.

--Eccomi, caro pap, disse avvicinandosi a lui e baciandolo in fronte,
che vuoi dalla tua Adriana?

--Vorrei essere ubbidito.

Il tuono brusco con cui furono pronunziate queste parole, fecero
trasalire la giovinetta.

--Non l'ho sempre fatto?--replic.

--No, giacch persisti nel rifiuto a sposare il marchese Diego.

--Ma io non l'amo, il mio cuore  di un altro.

--Che non sar giammai tuo marito.

Adriana tremava d'una inaudita commozione, pure nel suo immenso amore
per il giovane attinse coraggio, che in altra circostanza forse le
sarebbe mancato.

--Ebbene sia--disse con voce sicura--rinunzier a Gabriele, ma non
sar di Diego.

--E se io te l'imponessi?

--Non puoi volere la mia morte, perch ti giuro che prima di
appartenere a lui, mi ucciderei.

--Ma che ti ha fatto Diego perch tu l'odia tanto?

--Nulla, ma un vago istinto mi dice di diffidarne e mi sembra che tu
stesso ne abbia paura.

Il conte pallido come un morto, guard Adriana con uno sguardo fisso e
stralunato, mentre colla mano destra increspata, stringeva
convulsamente la spalliera della poltrona.

--Io!--esclam sordamente--Tu sei pazza e giacch cerchi tutti i mezzi
per sottrarti alla mia volont, ti ripeto che in breve dovrai
adempirla.

--No, mille volte no!--proruppe la fanciulla, bench nell'accento del
padre risuonasse una formidabile minaccia.

Parve che il conte volesse scagliarsi su di lei, tanto era l'impeto
con cui si sollev dalla poltrona; ma vi ricadde tosto, con un gesto
di noncuranza e di disprezzo.

--Esci,--disse indicando freddamente l'uscio.

Adriana si ritir senza rispondere. Il conte ebbe appena il tempo di
passarsi una mano sulla fronte per scacciare qualche cruccioso
pensiero, che da un altro uscio entrava nel salotto Diego.

Era il giovane che l'ultima notte di carnevale aveva cercato rifugio
nel negozio della bella guantaia, sconvolgendole il cervello ed il
cuore. Vestito colla raffinatezza degli eleganti suoi pari, sembrava
pi seducente, sebbene una lieve ruga attraversasse in quel momento la
sua bianchissima fronte.

--Ebbene?--chiese sdraiandosi con famigliarit su di un divano,
incrociando una gamba sull'altra e gettando sul conte uno sguardo
audace e sprezzante--Adriana si ostina a rifiutarmi?

Il conte alz bruscamente il capo.

--L'hai sentita?

--S.

--Dunque ho nulla a risponderti. Ed il meglio che tu possa fare,  di
cambiare idea.

--Niente affatto, perdio! Non cedo con tanta facilit. Tua figlia si
rivolta, fa l'orgogliosa, ma basterebbe che io le sussurrassi poche
parole all'orecchio, per vederla piegare: ti  noto se, quando voglio,
voglio!

Il conte aggrott le ciglia, si morse le labbra.

--Che vorresti dirle?--balbett.

--Ci che siamo io e te, perbacco. Le racconterei per filo e per segno
il tuo passato, mostrandole l'epistolario che ebbi da mio padre. E
quando ella sapr che l'uomo, il quale adesso si fa chiamare conte
Patta,  stato nel quarantotto un infame spia che si vendette
successivamente, contemporaneamente a tutti, salvo a tradire a tempo
opportuno, chi meno lo pagava, per chi gli offriva di pi; allorch le
racconter la tua fuga da Milano nelle famose cinque giornate,
lasciando preda al furore popolare, che voleva far giustizia sommaria
della spia, una moglie innocente, una tenera bambina...

--Taci, taci...--interruppe balbettando per l'ira il conte, rizzandosi
con impeto, per avvicinarsi al giovane.

Questi non si mosse, sembrava sfidarlo con gli sguardi arditi.

--Non  la verit?

--Taci ti dico, ho sopportato tutto da te, parole crudeli ed
insultanti, ricatti, angherie, umiliazioni; mi sono piegato a quanto
volesti, non risparmiandoti cure, denari, pagando qualsiasi tuo
debito. Ma se per rendere Adriana tua schiava, tu adoperassi i mezzi
usati con me, se dalle tue labbra uscisse una sola delle rivelazioni
che a me ti compiaci ripetere per tormentarmi e minacciarmi, giuro che
non uscirai vivo dalle mie mani, mi succeda poi quello che si voglia.

Il suo accento, il suo gesto erano tali da spaventare chiunque altro
si fosse trovato al posto di Diego. Ma il giovine non dimostr alcuna
emozione.

--Via, via, credo che tu scherzi--disse alzando le spalle--come io ho
semplicemente voluto avvertirti, che volendo, avrei il mezzo di
abbassare l'orgoglio di Adriana e vedermela piangente fra le braccia.
Tuttavia credo di aver trovato ancor meglio per farla mia moglie e
vendicarmi al tempo stesso del mio rivale.

Spieg il suo progetto che fu approvato dal conte. Erano tornati in
apparenza calmi e quando si separarono si strinsero da buoni amici, la
mano.

Ma il conte rimasto solo, cadde annichilito sul divano e celando il
volto in un guanciale di seta, in un parossismo d'ira impotente,
pianse come un fanciullo.




CAPITOLO QUARTO.

Il Genio del male.


Per alcuni giorni nessuno si rec al negozio di Maria a riportarle gli
abiti ed a riprendere il costume da maschera.

La bella guantaia si era fatta triste e pensierosa, tanto che Annetta
non pot a meno di accorgersi che qualche cosa di strano avveniva in
lei e l'interrog con somma dolcezza, accarezzandola come quando era
bambina.

Maria dapprima non rispose; ma ad un tratto due ardenti lacrime le
sgorgarono dagli occhi.

Annetta ne fu spaventata.

--Tu piangi? Ti  accaduto dunque qualche cosa ben di grave?--domand
ansiosa.

--No, no, rassicurati, mamma,--rispose Maria, mentre un sospiro
sfuggiva dal suo petto oppresso.

E con tronchi accenti, raccont quanto le era successo l'ultima notte
di carnevale.

Annetta aggrottava le ciglia.

--Perch non mi svegliasti?

--Non volevo disturbarti.

--Ed intanto ti sei messa nel rischio di vederti usare qualche
violenza. Quel giovinotto poteva essere un birbante inseguito dalle
guardie.

--Oh! mamma, se tu avessi veduto che fisonomia gentile...

--L'apparenza spesse volte inganna: intanto, lo vedi, non ha rimandati
i tuoi abiti.

--I suoi valgono molto pi.

Li svolse per mostrarglieli e nel far ci un oggetto cadde con lieve
rumore in terra. Annetta si affrett a raccoglierlo. Era un
portasigari di velluto, con sopravi ricamate in oro le iniziali D. e
T.

Mentre stavano ammirandolo, entr in negozio una specie di facchino,
portando un grosso involto.

--Sta qui la signorina Maria?--chiese.

Annetta si avanz.

-- mia figlia, che volete da lei?

--Consegnarle questa roba.

--So cos', posatela sul banco ed aspettate ho da rendervene
dell'altra.

--Non ho avuto ordini in proposito--disse il facchino volgendole le
spalle--a rivederci.

Annetta lo richiam, ma invano. Allora si rivolse alla figlia, che
rimaneva confusa, turbata.

--Guarda se sono i tuoi abiti.

Maria svolse il fagotto e gett un lieve grido di sorpresa. In mezzo
agli abiti, eravi un cofanetto tutto a dorature, che conteneva un
magnifico finimento in perle ed un biglietto cos concepito.

Signorina--Non ricambier mai abbastanza il servigio che mi rendeste;
tuttavia serbate per mio ricordo il piccolo dono che vi mando e
rivolgete qualche volta il pensiero a _Gabriele Terzi_, la _maschera
misteriosa_, alla quale deste rifugio l'ultima notte di carnevale.

--Gabriele Terzi--ripet Annetta--allora quel portasigari non  suo,
perch non corrispondono le iniziali: basta, non mi soddisfa affatto
il regalo dei gioielli, che intendi farne?

--Ci che vorrai, mamma.

--Ebbene, siccome qualche cosa mi dice che quel signor Gabriele lo
vedremo ancora, cos ci penser io a restituirglieli: deve essere un
furbo colui, ma trover pane per i suoi denti.

Maria non replic: le faceva male udire sua madre parlare cos. Non
divideva quelle idee, perch sentiva di amare il giovane di profonda
ed irresistibile passione. E soffriva per timore di non rivederlo pi
e si faceva ogni giorno pi pallida, destando nel cuore di Annetta un
acuto dolore.

La popolana malediva fra s il giovane venuto a turbare la pace della
sua casa; ma trascorso quasi un mese e colui non essendo ricomparso,
Annetta torn affatto tranquilla, tanto pi perch Maria aveva ripresi
i suoi bei colori, l'allegria di prima.

Povera donna! Se ella avesse seguiti i passi della fanciulla, ogni
qualvolta questa usciva alla mattina per alcune compere o per delle
commissioni di clienti, l'avrebbe spesso veduta entrare furtiva in una
modesta casa presso il Mercato delle erbe, salire all'ultimo piano
dove il marchese Diego Tiani, sotto il nome del suo rivale Gabriele
Terzi, stava ad attenderla.

La prima volta che Maria l'aveva incontrato, uscendo sola, credette
venir meno dalla gioia; tuttavia quando egli le si accost, apparve
fredda, quasi indifferente. Ma presto il ghiaccio si ruppe: il giovane
le aveva parlato dapprima timido, commosso, poi si abbandon al
linguaggio artificioso, fiorito, seducente di tutti i libertini che
hanno designata una vittima, affascinando Maria, facendole battere il
cuore a colpi precipitosi.

Coi pi vivi colori, Diego le dipinse l'amore che l'aveva infiammato
per lei, la gioia che avrebbe provato sentendosi corrisposto,
l'avvenire pieno d'inebrianti speranze, di continua felicit che li
attendeva.

E l'incauta cadde nel laccio.

Ella si rec agli appuntamenti nella casa designatele, in un
quartierino ammobigliato, che Diego aveva preso in affitto per lei,
dicendole essere costretto ad agire cos, fino a quando avrebbe
ottenuto da suo padre il consenso al suo matrimonio.

Maria non aveva alcun sospetto dell'inganno di cui stava per essere
vittima. Credeva realmente che quel bellissimo giovane, il quale le
giurava con tanto calore di farla sua moglie, si chiamasse Gabriele
Terzi. Non prendeva informazioni: le sarebbe sembrato offenderlo:
fidava in lui come in Dio: gli aveva offerta, donata la sua intera
esistenza.

Eppure Maria non era in fondo cos lieta come per il passato: se
provava delle gioie vivissime, inebrianti, aveva altres dei momenti
di disperato rimorso. Ed era quando sua madre la stringeva al seno, la
baciava, fissandola negli occhi, chiamandola la sua dolce, la sua pura
creatura.

Sorrideva la misera fanciulla e per celare le sue angoscie, aveva
impeti di allegrezza folle, che Annetta non comprendeva.

Intanto Diego, il Genio del male, andava diritto al suo infame scopo.




CAPITOLO QUINTO.

Tradimento.


Adriana si era levata ed avvolta ancora nell'accappatoio da notte, coi
capelli disciolti, scarmigliati, pass nel suo spogliatoio e sedette
dinanzi all'alto specchio, attendendo la cameriera che venisse a
pettinarla.

La fanciulla era pallidissima e appena seduta rimase immobile,
pensosa, con le candide mani abbandonate sulle ginocchia, come
dimentica di quanto la circondava, assorta in un sogno di amore e di
tristezza. Due figure si staccavano luminose dal fondo della sua
meditazione: quella di Gabriele e quella del padre. Il primo le
richiamava sulle labbra un angelico sorriso di speranza; l'altro le
empiva gli occhi di lacrime amare.

Dall'ultimo colloquio che ella aveva avuto col conte, questi non le
aveva pi rivolta un'amabile parola, un sorriso affettuoso, una
carezza. Si mostrava di una freddezza pungente, di una placidit
irritante.

L'unica cosa che consolava alquanto la fanciulla, era di non dover pi
sopportare la presenza del marchese Diego: egli non si faceva pi
vedere da lei, pareva essersi allontanato dal palazzo.

Adriana si trovava gi da alcuni minuti assorta nei suoi pensieri,
allorch si alz pianamente una portiera e comparve il conte.

Egli si ferm un istante a contemplare la figlia, il cui languido
atteggiamento, mostrava un abbandono, uno sconforto indicibile, poi la
chiam dolcemente a nome.

Adriana a quella voce balz in piedi confusa, arrossita di essere
sorpresa in quello smarrimento. Il suo cuore batteva con violenza.

--Pap,--mormor.

--Giungo forse male a proposito, mia cara--disse il conte
avvicinandosi--ma avevo da parlarti.

Sedette al posto lasciato dalla fanciulla, attir questa sulle sue
ginocchia.

Adriana era sbalordita: sperava e temeva al tempo stesso: quel
cangiamento improvviso del padre la turbava, mentre abbandonavasi
dolcemente nelle braccia di lui.

--Dammi ascolto, Adriana--disse il conte baciandola--io mi sono
mostrato un po' troppo severo con te; ma ci che tu forse attribuisti
a poco affetto, era invece il desiderio di vederti felice. E non lo
saresti cara figlia mia, se tu dessi ascolto ai sogni del tuo
cervello, perch l'uomo che la tua fantasia ti dipinge come il pi
nobile e leale dei cavalieri, ne  invece il pi indegno.

Adriana alz con impeto la testa, fissando gli occhi lucenti in quelli
del padre.

--Parli di Gabriele?

--S...

--Se qualcuno ti ha parlato male di lui,  un infame calunniatore.

--Nessuno l'accusa, figlia mia: sono le sue azioni stesse che lo
disonorano...

Adriana si sent freddo al cuore.

--Che ha dunque fatto? Parla.

--Egli tiene una condotta indegna di un giovane onesto, che vuol
sposare una fanciulla tua pari. Sebbene riprovassi il tuo amore per
lui, feci tacere tutti i miei sogni, le mie speranze e mi diedi ad
informarmi minutamente sul suo conto, a spiare tutti i suoi passi. Una
voce interna mi diceva che Gabriele t'ingannava.

La fanciulla soffoc un grido.

-- una menzogna--disse, mentre il cuore le batteva con indicibile
violenza.

-- la verit--ribatt il conte con voce che parve commossa.--Mentre
giurava d'amarti sempre, faceva le stesse promesse ad un'altra povera
giovane, che fidente in lui, gli ha tutto sacrificato.

--No, no,  impossibile, non lo credo.

Ella sentiva il sangue congelarsele nelle vene e chinava il capo per
nascondere le lagrime d'ira, di dolore, che le velavano le ciglia. Ma
quell'emozione non dur a lungo. Adriana alz gli occhi divenuti
asciutti e con accento freddo, scevro da ogni irritazione.

--Padre mio--disse--voglio conoscere quella fanciulla, parlarle; se
ella mi conferma i tuoi detti, ti giuro che disprezzer Gabriele
quanto l'ho amato, realizzer i sogni che facesti per me.

Ella non vide il lampo di trionfo, che solc le pupille del conte.

--Il tuo desiderio--rispose--pu essere appagato. Quell'infelice
vittima di un vile seduttore,  Maria, la bella guantaia di Porta
Vittoria, una fanciulla che aveva fama di onestissima. Tu puoi
mandarla chiamare colla scusa di fare degli acquisti.

Adriana si alz tremenda per sangue freddo, bella di un livido
pallore.

--Hai ragione--disse--lo far tosto.

E mentre il conte usciva dalla stanza, suon con violenza il
campanello ed alla cameriera accorsa, dette le istruzioni necessarie,
per appagare il desiderio di vedere la sua rivale.

Come soffriva, povera Adriana! A momenti sentiva venirle meno il
coraggio, mancarle il cuore, gonfiarlese gli occhi di lacrime. Poi
pens che mostrandosi cos sconvolta alla guantaia, poteva farle
concepire qualche sospetto, onde cerc di frenarsi, si rinfresc il
viso, gli occhi, indoss un abito da casa, color corallo, ricamato in
oro, che le stava a meraviglia, avvolse in giri capricciosi attorno al
capo la stupenda capigliatura; fermandola con un pettine tempestato di
brillanti; poi pass nel suo salottino da lavoro, un gioiello di buon
gusto, di eleganza artistica. Vi era appena entrata, che la cameriera
comparve annunciando la giovane guantaia.

--Avanti,--disse Adriana con voce alta e ferma, sebbene il cuore le
battesse da spezzarsi. Maria entr tenendo fra le mani alcune eleganti
scatole. La premura con cui era accorsa all'invito della contessina,
le aveva infiammato il viso, dando maggior risalto ai suoi occhi
ammirabili, al suo sorriso affascinante.

Adriana prov come un capogiro alla vista di quella splendida belt,
ma si rimise subito e disse con dolcezza:

--Mi avete portato qualche cosa di nuovo, di bello?

--Ho scelto i migliori campioni del negozio--rispose Maria, deponendo
le scatole sul tavolino, dove stava appoggiata Adriana ed aprendolo.
Ne sprigion un profumo delicato di violetta ed alla vista apparvero
guanti di ogni lunghezza e colore, tenuti insieme da fili invisibili
di seta.

La contessina parve per un istante tutta assorta nell'esaminarli.

--S, mi piacciono--mormorava--per mi sembrano un po' grandi per la
mia mano.

E mostrava la sua manina candida, affusolata, dalle unghie rosee e
lucenti.

--Ne abbiamo dei pi piccoli, della stessa qualit--disse Maria--e se
la signorina si compiacesse dirmi il suo numero...

--Cinque e mezzo.

--Allora ho indovinato senza volerlo; ho scelto appunto tal numero e
se volesse provarsene un paio...

Adriana acconsent, e siccome le andavano a pennello, disse che teneva
per s tutte le scatole.

--Tanto devono servire per il mio corredo di nozze,--aggiunse
sorridendo forzatamente.

--Ah! la signorina si fa sposa?--chiese con indifferenza Maria.

--S, e forse avrete sentito a nominare il mio fidanzato: il marchese
Diego Tiani.

Maria scosse la leggiadra testa: Adriana la fissava intensamente.

--Eppure il mio fidanzato  amico intimo di un giovane, che gli ha
parlato molto di voi,--aggiunse marcando le parole.

Maria trasal, divenne pallida.

--Di me? Forse s'inganna...

--Credo di no. Quel giovane si chiama Gabriele Terzi e si dice vostro
amante,--esclam la contessina con accento ironico, mordente, perch
il dolore la rendeva quasi cattiva.

Maria alz con alterezza il capo: il suo sembiante parve irradiato da
una sublime fede...

--Gabriele non  mio amante, ma il mio sposo--proruppe con una specie
d'impeto.--Fra pochi giorni dobbiamo essere uniti ed egli ha
rinunziato per me ad una fanciulla ricchissima, che non amava.

Adriana dovette fare uno sforzo sopra s stessa per non mostrare la
sua straziante emozione; ma il sorriso che dischiuse le sue labbra,
apparve un'orribile smorfia.

--Vi disse anche il nome di quella fanciulla?--chiese a denti stretti.

--Che m'importava saperlo, dal momento che ero sicura del cuore di
Gabriele?

--Ah! s tenetevelo caro il suo cuore--replic la contessina con tale
inflessione di voce, che fece trasalire la guantaia--soltanto pregate
il vostro sposo di essere pi prudente e non parlare con tanta
leggerezza di voi cogli amici.

Poi, colla massima disinvoltura:

--Siamo intese, mia cara, tengo i guanti per me: la mia cameriera
passer a pagarli.

Senza dare alla giovine il tempo di rispondere, suon il campanello ed
alzata una portiera scomparve. Rientr nel suo spogliatoio
profondamente accasciata e lasciatasi cadere su di un divano, nascose
il viso sconvolto in un guanciale di velluto ricamato e pianse, pianse
lungamente, mormorando fra i singhiozzi:

--Oh!... infame, infame... ed io che l'amavo tanto.

Una mano che si pos sopra il biondo suo capo, la fece trasalire,
alzare di botto... Era suo padre pallidissimo, commosso...

--Ebbene Adriana, avevo ragione?

--S, papa, s... perdono...

Gli si gett nelle braccia singhiozzando, nascose sul petto di lui, il
viso scolorito...

--Non piangere cos: colui non merita le tue lacrime, ma il tuo
disprezzo.

Ella si scosse, un vivo rossore le sal alla fronte: gli occhi
ridivennero asciutti.

--Hai ragione, non voglio pensarci pi--disse alzando risoluta il
capo.--E puoi avvertire Diego che accetto la sua mano.

Gli sguardi del conte lampeggiarono.

--Dici il vero? Non ti pentirai?

Ella soffocava fra i palpiti tumultuosi del cuore, tuttavia rispose
con voce ferma:

--Non ho che una parola e per mostrarti quanto la mia risoluzione sia
irrevocabile, ti prego ad effettuare il matrimonio al pi presto
possibile.

--Ma  ci che io e Diego desideriamo, cara figlia mia,--mormor il
conte con espansione.

E mentre le sue labbra menzognere si posavano sulla fronte
incontaminata di Adriana, pensava fra s, con un sospiro di sollievo:

--Il briccone l'ha proprio indovinata!




CAPITOLO SESTO.

Vittime e seduttore.


Da circa due ore il marchese Diego Tiani si trovava nell'appartamento
ammobiliato preso in affitto presso il mercato delle erbe, attendendo
Maria. Egli passeggiava impaziente nel salotto, mormorando fra s:

--Tarda quest'oggi; per fortuna sar l'ultima volta: cominciava a
pesarmi questa commedia di sentimento, non adatta certamente per me.

Un leggiero tintinnio del campanello lo scosse, gli fece spuntare un
sorriso sulle labbra.

Corse ad aprire e la giovane guantaia era appena entrata, che Diego
senza osservarla, la strinse fra le sue braccia, ne cerc le labbra,
imprimendovi dei baci lunghi, ardenti.

Maria per, lungi dal corrisponderlo come altre volte, si svincol
sdegnosa e mostrando il suo viso alterato, pallidissimo.

--Lasciami,--disse freddamente.

Diego aggrott le ciglia.

--Che vuol dire questa novit? Ti sono forse venuti a noia i miei
baci?

--No, ma non voglio che essi formino argomento di scherzo fra i tuoi
amici.

Era rimasta in piedi cos parlando. Diego dinanzi a lei, la fissava
con sorpresa.

--Che intendi dire? Non ti comprendo.

Le labbra rosse di Maria avevano perduto il loro splendido colorito:
erano livide e tremavano convulse.

--Conosci un certo marchese Diego Tiani?--chiese.

Il giovane non batt palpebra.

-- uno dei miei migliori amici--rispose con perfetta calma,
impudenza--un buon ragazzo, al quale ho promesso di ricambiar presto i
confetti di nozze, perch egli prende moglie fra poco...

-- vero che gli hai parlato di me?

--Senza dubbio e ci deve provarti l'immensit del mio affetto. Diego
mi vantava un giorno la sua fidanzata, una sciocca che nutre molto
dispetto per me, non essendomi mai schierato nel numero dei suoi
ammiratori, e diceva che nessun'altra fanciulla a Milano poteva starle
al pari: allora io non seppi resistere e risposi al mio amico che se
ti avesse conosciuta, certamente avrebbe cambiato parere.

--Ed aggiungesti che ero tua amante, gli parlasti dei nostri ritrovi
qui...

Il furfante fece un gesto di dolore. E gravemente, con una tristezza
infinita:

--Io?--esclam--E mi crederesti capace di un'azione cos vile?

--Perdono, perdono--proruppe Maria come fuori di s, gettandogli con
impeto le braccia al collo-- stata quella contessina che me l'ha
detto e mi fece tanto male.

E mentre il giovane la traeva dolcemente sul divano, raccont quanto
le era avvenuto, piangendo a calde lacrime.

Diego le prese le manine e lo baci.

--Suvvia asciuga quei begli occhi--disse con una voce dolce coma una
carezza--tu hai avuto ragione di dubitare di me; ma io perdono i tuoi
ingiusti sospetti.

--Quanto sei buono, come ti amo!

Egli sorrise, la strinse al suo petto: la pace era fatta.

Pass un'ora che per Maria parve un lampo. Sul punto di dividersi,
Diego le disse ad un tratto:

--A proposito... mi dimenticavo una cosa. Ella sollev gli occhi su
lui, timidamente, interrogandolo con lo sguardo.

--Per qualche settimana non potremo vederci, Maria trasal, divenne
pallida, inquieta.

--Perch?--chiese a stento.

--Devo intraprendere un viaggio di alcuni giorni.

Tutta la gioia provata poco prima dalla guantaia, disparve.

--Tu parti? Per dove?

--Curiosa: non volevo dirtelo.  un viaggio che deve assicurare la
nostra felicit.

-- proprio vero?

--Ecco che tu dubiti nuovamente di me...

Il rossore sal alla fronte di Maria, che temette averlo offeso.

--No, no, perdonami, sono pazza--disse congiungendo le mani in atto di
preghiera--ma se tu potessi vedere il mio cuore, comprenderesti che i
miei dubbii, le mie paure, provengono dall'affetto ardente che ti
porto.

--Lo so ed  per questo che non ti serbo rancore.

L'abbracci di nuovo e la disgraziata sorrise per mostrare la sua
felicit; ma gli occhi aveva pieni di lacrime...

Allorch lo lasci, Diego mise un sospiro di soddisfazione.

--Finalmente me ne sono liberato--pensava--Certo mi dispiace un poco
l'ingannarla cos, il perderla, ma sarei uno sciocco se per Maria mi
lasciassi sfuggire Adriana.

Per ora, tutto mi  andato a seconda; ho il demonio dalla mia.
Gabriele non immagina il tiro che gli ho giuocato e quando verr a
saperlo, sar ben lungi da Milano con mia moglie.

Si pass una mano sulla fronte, poi le sue idee presero un altro
corso.

--Perch mi perseguita l'immagine di Maria? Eppure non l'amo ed il mio
capriccio  stato soddisfatto. Bah! finir anche lei a consolarsi ed 
tanto bella, che non mancher di trovare qualche gonzo che la sposi.

Sorrise cinicamente, mostrando sul viso tutte le malvagie passioni
della sua anima: si guard allo specchio, accese una sigaretta e preso
il cappello, lasci senza un rimpianto, un rimorso quella casa, dove
aveva fatta una vittima, infranto dolcemente, con una mostruosa
menzogna, un povero cuore. Sal nella prima vettura vuota che incontr
e si fece condurre al palazzo del conte Patta. Questi non si trovava
in casa, ma il giovane con la famigliarit che gli era abituale, si
diresse all'appartamento di Adriana.

La giovinetta era nel suo salotto da studio, allorch la cameriera
l'avvert che il suo fidanzato chiedeva di salutarla.

Adriana represse un movimento di disgusto e rispose asciuttamente:

--Venga pure.

Diego entr sorridente e presa la mano che la giovine gli tendeva, la
port con galanteria alle labbra.

Adriana non ebbe il pi piccolo trasalimento.

--Avete fatto bene a venire--disse indicando al giovine una bassa
poltroncina presso il divano, sul quale ella sedette--perch bramo
prima della cerimonia nuziale, che mi legher a voi per tutta la vita,
regolare la nostra rispettiva posizione.

Egli la fiss alquanto stupito.

--Non vi comprendo Adriana.

--Mi spiegher, non dubitate. Voi sapete il motivo che mi ha indotta
ad accettare la vostra mano.

Diego abbass il capo.

--So che voi non mi amate--disse con voce bassa--pure io spero che la
mia tenerezza finir a commuovervi e che un giorno avrete piet di me.

Il pallore di Adriana si era accentuato ancor pi: il suo accento
divenne glaciale.

--No, mai!--rispose lentamente.--Il mio cuore  morto per sempre: non
credo pi a nulla.

--Siete crudele.

--Sono giusta, vi dico ci che sento. Quindi ve lo ripeto: sar vostra
moglie per un puntiglio, una vendetta e se non mancher ai miei
doveri, avr sacro il vostro nome, tuttavia non dovrete sperare da me
una sola testimonianza d'affetto. Se la mia franchezza vi dispiace, se
ferisce la vostra anima, il vostro amor proprio, siete sempre in tempo
a ritirarvi.

Egli scosse il capo.

--Mentirei se dicessi che le vostre parole non mi facciano male,
tuttavia non rinunzio ad un'unione ardentemente desiderata, perch
sono certo che un giorno cambierete pensiero a mio riguardo e giunger
a toccare il vostro cuore.

Eravi una dolcezza infinita in quest'ultima frase, ma Adriana rimase
fredda, seria e nello sguardo che rivolse al suo fidanzato, eravi
un'espressione cos strana, che Diego trasal, come se l'innocente
vittima gli avesse letto nell'anima!




CAPITOLO SETTIMO.

Le conseguenze di un'infamia.


Chiuso nel suo studio, seduto dinanzi ad uno scrittoio, Gabriele Terzi
rileggeva per la quarta volta una lettera di Adriana, chiedendosi se
sognava o diveniva pazzo. La lettera diceva:

Signore,--Quando riceverete questa mia, sar gi lungi da Milano con
mio marito. I vostri calcoli con me, non sono riusciti e se ancora vi
resta un po' di coscienza, invece di mettervi alla caccia di qualche
altra ricca ereditiera, sposate la vostra guantaia di Porta Vittoria,
la bella Maria, che per un giovane astuto come voi, potr recarvi
molto profitto--Adriana.

--Ah! questo  troppo--proruppe Gabriele livido, febbrile,
esaltato,--Ella si prende giuoco di me. Maritata?... No, non 
possibile. E chi  la guantaia di cui mi parla...? Io non ci vedo pi,
mi sembra che il cervello mi si turbi...  un orribile incubo
questo...

Si rovesci sulla seggiola come annientato, torcendo fra le dita
convulse il foglio, mentre la bocca gli si raggrinzava agli angoli e
gli occhi si empivano di lacrime.

Soffriva spaventosamente ed era da quasi un mese che aveva il cuore
straziato.

Perch la contessina senza una parola, una spiegazione, non si era pi
fatta vedere da lui, non aveva mai risposto alle sue lettere
traboccanti di amore, di dolore disperato. Che era successo? Che mai
le aveva fatto? La sua coscienza nulla gli rimproverava: egli non
viveva che per Adriana; l'amava con culto, santamente, fino alla
febbre, alla follia.

E dopo un mese di torture inaudite, non trovando forse di averlo reso
abbastanza infelice, la giovine si prendeva giuoco del suo dolore, con
quella lettera enigmatica, insultante.

Ricacci con forza le lacrime e risoluto si alz. Non credeva alle
parole di lei: era un tranello. Voleva vederla per l'ultima volta,
parlarle, esigere una spiegazione. Se ella ricusava, sarebbe diventato
cattivo, crudele.

Usc di casa sconvolto, agitato ed aveva dipinto sul volto tanto
strazio, che alcune persone si fermarono a guardarlo.

--Colui medita un suicidio,--pensavano.

Giunto dinanzi al palazzo di Adriana, si sent piegare le gambe e
dovette appoggiarsi al muro per non cadere. Aveva scorto l'ampio
portone chiuso, le finestre ermeticamente serrate. Il palazzo deserto,
triste, cupo, aveva l'aspetto lugubre di una tomba.

Dio... Dio... era possibile che la giovine avesse detto la verit? Che
era avvenuto? Quale orribile trama avevano ordito contro di lui? Era
possibile che Adriana avesse cos dimenticate le sue promesse, i suoi
giuramenti, se non fosse stata spinta da qualche grave motivo? Ma in
qual modo conoscerlo? A chi rivolgersi?

Un sudore d'angoscia gli scorreva sul volto.

Si ricondusse a stento a casa, si gett sul letto, ed ivi rimase per
lunghe ore immobile, come se fosse morto, cogli occhi spalancati,
vitrei, lucidi, la faccia color cera, le labbra convulse, semiaperte.

Pensieri terribili si urtavano nel suo cervello: la sua mente non
poteva distaccarsi da Adriana e si chiedeva chi fosse l'uomo che
gliel'aveva rapita. Il nome del marchese Diego gli corse sulla bocca e
lo ripet pi volte con una specie di delirio. S... doveva essere
lui, il preferito del conte Patta. Ma Adriana non aveva sempre detto
che l'odiava? Come poteva darsi a colui senza vergogna, senza rimorso?

Gabriele si strinse le tempia con ambe le mani: sembrava gli
scoppiassero, aveva un vulcano nella testa... Non poteva persuadersi
del tradimento di Adriana. Che mai aveva da rimproverargli? Come
poteva averlo scacciato ad un tratto dal suo cuore? No... egli non
meritava quell'abbandono, n poteva accettarlo cos facilmente.

Alla sera, alquanto pi calmo, decise di recarsi in traccia della
guantaia, della quale si parlava nella lettera della contessina.

--Ella potr spiegarmi questo mistero che non comprendo,--mormor.

Si vest in fretta, rinfrescossi il viso e senza neppure gettare uno
sguardo allo specchio, usc di casa e si diresse tosto a Porta
Vittoria. Non tard a ritrovare il negozio di Maria. La giovine era
seduta dietro il banco, vicino ad Annetta. Il pallore dal suo viso
nulla toglieva allo splendore della sua bellezza affascinante, tanto
che Gabriele ne fu colpito al primo vederla e rimase tocco dalla
grazia con cui l'accolse, quando entr in negozio, credendolo un
avventore.

Si era alzata, mostrando la persona ben formata, provocante e con un
dolce sorriso:

--Che cosa desidera il signore?---chiese.

--Vorrei parlare un momento con voi. Maria fece un atto di stupore,
mentre Annetta si alzava a sua volta, esclamando con tono brusco:

--Che vuole da mia figlia?...

--Ah!  vostra figlia---disse Gabriele--tanto meglio: quello che ho da
chiedere a lei, non vi deve essere ignoto.

Il pallore di Maria aument: presentiva un pericolo che si avvicinava.

--Io non vi comprendo, signore--balbett--non vi conosco...

La prima impressione provata da Gabriele era scomparsa: nei suoi occhi
brillava un lampo di collera.

--Ahi non mi conoscete?--proruppe.--Perch adunque lasciate credere
che io sia vostro amante?

--Io! Io!--grid con indignazione Maria, mentre Annetta metteva i
pugni chiusi sotto il naso del giovane, esclamando inviperita:

--Signore, con chi crede di parlare? Sappia che nessuno ci ha mai
tolto il rispetto e se lei non gira di largo, le dar tal lezione da
ricordarsi per un pezzo di me.

Gabriele rimase fermo, impassibile.

--Non mi muover di qui--disse--senza aver avuto una spiegazione con
vostra figlia.

Il suono della sua voce, il suo contegno energico imposero alla
popolana: ella amava la franchezza, il coraggio.

--Ebbene, attenda un momento che chiudo il negozio--replic pi
calma--non mi piace far sapere i fatti miei a nessuno...

Maria fissava il giovane con sguardi supplichevoli, accrescendo i
sospetti di lui... Invece ella lo temeva senza sapere il perch; una
disgrazia la minacciava, ne era certa.

Pochi minuti dopo, Gabriele e le due donne si trovavano nella
retrobottega, illuminata da una lucerna a petrolio. Annetta aveva
offerto al giovane da sedere, ma egli rimase in piedi, appoggiato alla
tavola, fissando gli sguardi ardenti su Maria, che non pot
sostenerli, si sent venir meno...

--Sapete chi sono?--chiese egli lentamente...

--No, lo ripeto, non vi conosco,--rispose tremante Maria.

--Mi chiamo Gabriele Terzi.

Un grido sfuggi dalle labbra della guantaia.

--Gabriele Terzi... voi!---proruppe con accento vibrata,
convulso--Signore, volete prendervi giuoco di me.

Annetta guardava impensierita i due giovani, senza nulla comprendere.

--Non ho affatto la volont di scherzare, credetelo; vi ho detto il
mio nome, che voi dovete conoscere.

--Ebbene, s, conosco questo nome e la persona che lo porta--replic
con impeto Maria--ma voi... non so chi siete...

--Perch mentire? Sapete bene che nessun altro all'infuori di me porta
un tal nome; il marchese Diego deve avervelo detto per farvi sua
complice nella trama, che doveva perdermi nell'anima della contessina
Adriana...

Maria credeva diventar pazza: davanti agli occhi le passavano dei
bagliori sinistri e slanciandosi verso il giovane, gli strinse il
braccio con violenza, esclamando:

--Signore, cessate ve ne prego una cos orribile commedia o non
rispondo pi di me stessa: il marchese Diego non lo conosco, ve lo
giuro, mi pare bens di averlo sentito nominare... ma non comprendo...
ci che vogliate dire...

Eravi tanta sincerit nell'accento straziante della bella guaritala,
che il giovine si sent scosso.

--Ascoltatemi--disse gravemente--non  possibile che io m'inganni
cos. Voi dite di conoscere Gabriele Terzi?

Il viso di Maria si fece scarlatto.

--Ebbene, s... lo conosco, lo conosco, l'amo... egli deve essere mio
marito.

Annetta a quella confessione della fanciulla, rimase dapprima come
fulminata, poi la sua collera scoppi con violenza.

--Ah! sciagurata, me l'hai sempre nascosto.

--Perdono, mamma, perdono, se tu sapessi quanto ho sofferto per
ci--rispose Maria con un accento che avrebbe commossa una pietra--s,
sono colpevole,... so che ho fatto male, ma l'amore  stato pi forte
di tutte le ragioni.

La popolana era vivamente impressionata, tuttavia manteneva un
sembiante severo.

--Insomma chi  il tuo amante?

--Lo stesso giovane che l'ultima notte di carnevale si  qui
ricoverato in costume da maschera...

--Ah! l'avrei indovinato--strill Annetta con un'esplosione di
collera.--Eppure ti avevo avvertita...

Gabriele l'interruppe: era orribilmente convulso.

--Un giovine in abito da maschera? Ah! non vi  pi dubbio...  lui,
proprio lui...

Maria alz con energia la testa.

--Chi?

--Il marchese Diego Tiani, che si  approfittato del mio nome, non
solo per tradirvi, povera fanciulla, ma per ingannarne un'altra, che
io amavo.

Il viso di Maria si era coperto di un livido pallore, le sue manine
stringevano le tempia.

--No, non  possibile: voi mentite, mentite,--balbett con accento
soffocato.

--Ah! se mi conosceste, non direste cos: ve lo ripeto: colui che vi
sedusse, si prese giuoco di me, di un'altra,  il marchese Tiani e per
convincervi, vi dir che l'ultima notte di carnevale, io stesso,
aggredito da lui, a tradimento, infamemente, l'inseguii fino a questa
strada, dove lo persi di vista.

Annetta cedendo alla sua natura piuttosto collerica, serrando i pugni
e colla schiuma alla bocca.

--Ah! il miserabile--esclam--lo sciagurato, E adesso dove si trova?

--Se lo sapessi, sarei qui? Egli  partito con la fanciulla che io
amava ed ha sposata.

Queste parole furono la scintilla che diede il fuoco alla mina.

-- troppo, troppo--grid Maria come pazza--ed io non sopporter
l'inganno tesomi.

--Credete che anch'io voglia subirlo in pace?--replic Gabriele.--Egli
non mi ha tolto solo ogni mia felicit, ma agli occhi della contessina
Adriana sono apparso un essere spregevole: il marchese Diego non ha
solo ordito un piano d'infamia, ma disonorato il mio nome. Se volete,
ci uniremo insieme per vendicarci.

--Accetto!--proruppe Maria con accento selvaggio, tendendo la mano al
giovane.

Annetta non poteva superare il suo furore.

--Ma intanto tu disgraziata--esclam con impeto--rimarrai colla tua
vergogna... ed io non potr pi guardarti senza arrossire di te, che
ingannasti la mia fiducia, la mia tenerezza.

A queste parole, la bella guantaia sent stringersi il cuore
dall'angoscia, dal rimorso; una nebbia le cal sugli occhi e non
avendo la forza di rispondere, di un gemito e cadde svenuta fra le
braccia della popolana. Questa rimase sconcertata, sent svanire tutta
la sua collera e coprendo il pallido viso della fanciulla di baci e
lacrime.

--Maria... Maria, guardami--mormor--sono tua madre... che ti ama
sempre, ti perdona.

Ella apr gli occhi e con voce debole, ansiosa:

-- proprio vero?--chiese.--Non mi discacci da te?

--No, mia cara... ma a quel cattivo arnese che ti ha disonorata, vedi,
non posso perdonare.

Maria si rialz.

--N io lo voglio!--disse risoluta, pensando ai mezzi iniqui, coi
quali Diego si era impossessato di lei.

Gabriele si era lasciato cadere su di una seggiola, perch le forze
l'avevano tradito; ma i suoi occhi si volgevano con piet e simpatia
verso la giovane guantaia.

Egli rimase pi di un'ora presso le due donne per concertarsi su
quello che dovevano fare e quando si ritir, Maria ricadde
singhiozzando tra le braccia della madre...

--Oh! quanto soffro!--mormor...

--Coraggio, Maria, coraggio; ci sono sempre io vicino a te e
quand'anche tutti ti disprezzassero, io ti difender sempre.

Un singhiozzo strazi il petto della guantaia.

--Quanto sei generosa! Ma vedi! Se tutto ci che mi ha rivelato quel
giovane  la verit, colpir quell'infame che ha distrutta la mia
esistenza, mi ha spezzato il cuore.

L'espressione sinistra con cui furono pronunziate queste parole,
spaventarono la popolana.

--Commetteresti un delitto?

--Non so nulla, ma mi ribello contro il destino al quale il miserabile
mi ha condannata e se avr da condurre una vita di sofferenze, egli la
divider con me, te lo giuro!




CAPITOLO OTTAVO.

Rivelazioni.


Il marchese Diego Tiani e sua moglie, invece di un lungo viaggio di
nozze, avevano scelto per la loro luna di miele la solitudine di una
villetta presso Cernusco-Merate.

Tanto Adriana che suo marito avevano avuto uno scopo nel ritirarsi in
quel luogo.

La giovane poteva abbandonarsi al suo dolore senza che sguardi
indiscreti la spiassero; Diego non avrebbe mancato di fare qualche
scappata a Milano, onde continuare la vita di libertinaggio fino
allora condotta.

Adriana aveva seco la sua fidata cameriera, che era a parte di tutti i
suoi segreti. Diego teneva un domestico dall'aria furba e
intelligente, che trattava con molta famigliarit il suo padrone e si
mostrava strisciante sino al ridicolo con la giovine marchesa.

I due sposi si vedevano all'ora della colazione e del pranzo. Ma anche
in quei momenti si parlavano assai poco: l'uno nervoso, irritato
perch offeso nel suo orgoglio, pieno di desiderii per quella donna
ammirabilmente bella, che era sua moglie e gli apparteneva cos poco:
l'altra sempre assorta nelle sue tristi meditazioni, sollevando appena
di quando in quando i suoi occhioni, in cui la sofferenza metteva
spesso delle lacrime.

Pass un mese.

Una mattina che Adriana si trovava pi pallida e pi triste del
solito, Diego dopo averla a lungo osservata con mal repressa ira,
disse in tono sardonico.

--Sembra che non possiate dimenticare le memorie del passato, n chi
si  preso giuoco di voi.

Ella ebbe una contrazione nelle sopraciglia ed alzando la testa con
aria indignata.

--E quando fosse!--esclam alteramente--Credetemi, fareste meglio non
farmi troppo pensare ad un simile avvenimento. Mi sono spiegata
abbastanza prima del mio matrimonio: mi avete voluta lo stesso. Con
qual diritto adunque mi rimproverate adesso, cercate scrutare i miei
pensieri?...

--Dimenticate che sono vostro marito... e se conoscete la legge...

Adriana l'interruppe con un gesto imperioso.

--La legge non pu impedirmi di riflettere a mio piacere: i miei
doveri di moglie li conosco meglio di voi, che trascorrete le notti
non si sa dove n con chi.

--Se non mi sfuggiste come fate, se non mi mostraste in tutti i modi
il vostro disprezzo, state certa che non mi allontanerei un solo
istante dal vostro fianco. No non mi sarei aspettato tanta crudelt da
voi: eppure che vi feci... se non che adorarvi, quanto la stessa
divinit, cercare tutti i mezzi per rendervi felice?

La sua voce si elevava a poco a poco: la sua passione scoppiava con
violenza inusitata.

Adriana rimaneva fredda, insensibile.

Egli le si avvicin e fissandola con occhi in cui passavano dei
luccicori terribili.

--Badatevi--disse con voce sorda--in questo momento sono ancora lo
schiavo che supplica; ma domani sar il padrone che comanda.

Ella sostenne coraggiosamente quegli sguardi: c'era in lei qualche
cosa che si ribellava contro la brutalit di quelle parole.

--Non potrete giammai costringermi ad amarvi--disse--perch sarebbe
una cosa superiore alla mia volont. Mi spezzerete, ma senza giungere
a piegarmi... e se mi aveste ben conosciuta, forse non avreste tentati
tutti i mezzi per divenire mio marito.

Si alz per andare nella sua camera, lasciando Diego furibondo,
umiliato.

Appena fu sola, cadde su di una poltrona scoppiando in singhiozzi
convulsi. Come si sentiva oppressa, infelice! Dunque la sua esistenza
sarebbe sempre trascorsa cos, vicino ad un marito che odiava, per il
quale provava una repugnanza invincibile, qualche cosa che non avrebbe
saputo spiegare a s stessa... e col pensiero sempre fisso nell'altro,
che l'aveva tradita, eppure amava sempre, come forse non l'aveva amato
mai!

Una disperazione spaventosa assaliva la sua anima, il suo cuore
sanguinava. Era stanca di vivere: uno scoraggiamento orribile
l'accasciava.

La sua fidata cameriera la sorprese, mentre si dibatteva in una crisi
violenta di nervi, lasciandosi sfuggire parole insensate, che
mostravano il turbamento del suo cervello, lo spasimo del suo cuore.

--Signora, signora, per carit si calmi,--disse la cameriera con
accento supplichevole, inginocchiandosi sul tappeto, vicino a lei.

--Ah! soffro tanto... non ne posso pi, vorrei morire.

--Non dica cos... ah! se potessi trovare un mezzo per consolarla...
ma non so che volerle bene... offrirle la mia povera vita...

--Buona Clarina, sei sempre tu quella che mi rende la forza che sta
per mancarmi: che Dio ti benedica.

Discorsero a lungo e quando la cameriera la lasci, Adriana sembrava
pi calma. Ma era di una pallidezza cadaverica, i suoi occhi
brillavano nelle orbite affossate, i capelli le cadevano in disordine
sulle spalle.

Pass il giorno chiusa in camera. Suo marito si era allontanato dalla
villa col suo domestico.

Scese la notte. Una soave tranquillit regnava nella natura: migliaia
di stelle scintillavano nel cielo, i zeffiri scherzavano dolcemente
tra le piante asportandone i profumi.

Adriana discese in giardino, e and a sedersi sopra una rustica
panchetta, seminascosta da un cespuglio di rose. Respirava pi
liberamente, i suoi pensieri avevano subito una trasformazione: erano
meno amari, eccitanti, dolorosi. La calma di quella notte serena,
passava nella sua anima.

Ad un tratto sent stridere la ghiaia del giardino: sembrava che
qualcuno si avanzasse con precauzione.

Sebbene la giovine donna non conoscesse la paura, di un balzo fu in
piedi. Era forse suo marito che tornava? Ma non aveva sentito lo
strepito del calesse, lo scrocchiare della frusta.

Stette in attese, pronta a nascondersi se qualcuno si fosse
avvicinato. Non tard a vedere un'ombra scivolare in mezzo alle piante
e quando fu a pochi passi da lei, poco manc che Adriana non gettasse
un grido. Era una donna.

--Che venite a cercar qui?--chiese mostrandosi.

L'altra invece di rispondere, esclam con una specie di trasporto...

--Voi... voi signora! Ah! come ringrazio Dio, che mi permette di
parlarvi, prima di punire quel miserabile.

Ai primo suono di quella voce, Adriana trasal, poi avendo potuto
osservar meglio i lineamenti della donna che le parlava, indietreggi
con disgusto ed orrore...

--Maria la guantaia!

--S, Maria, una povera vittima come voi signora, di un uomo senza
cuore, senza coscienza...

--Che intendete dire? Forse il vostro amante vi ha abbandonata e
venite a lamentarvene con me?

Scoppi in una risata stridente, convulsa, che parve uno schianto del
cuore...

--Non giudicatemi cos male, signora: Gabriele Terzi, l'uomo da voi
amato, non  mai stato mio amante, ve lo giuro: un altro aveva preso
il suo nome per sedurmi, mentre ingannava voi stessa: degnatevi
ascoltarmi e vedrete a quale infernale seduzione abbiamo dovuto
entrambe soccombere.

Adriana era divenuta pallidissima: la sua testa si smarriva. Afferrato
un braccio di Maria, chiese con voce ansante, oppressa:

--L'infame, il miserabile  stato mio marito, eh?

--S...

--Ah! venite... ditemi tutto,--aggiunse traendo la bella guantaia
sulla panchetta, dove poco prima si era abbandonata a soavi
fantasticherie.

Maria le disse tutta la sua triste storia, le rivel la scoperta
fatta, rivers tutte le angoscie del suo cuore, nel cuore straziato di
Adriana.

Entrambe erano in preda ad una violente emozione. Eppure in mezzo al
suo atroce dolore, la contessina provava qualche cosa d'indefinibile,
di stranamente dolce.

Gabriele era innocente, sempre degno di lei, del suo amore!

Ah! in quel momento comprendeva perch non le era riuscita vincere il
suo disgusto, il suo odio per Diego; capiva perch al contatto di lui,
tutto il suo essere si ribellava.

--Mi giurate Maria che quanto mi avete detto  la verit?

--Ve lo giuro e il signor Terzi potr confermarvi che non ho
mentito...

Adriana non si era ancora riavuta dallo sbalordimento cagionatele da
queste parole, che Gabriele era ai suoi piedi...

Maria si alz, ritirandosi di qualche passo per lasciar liberi i due
giovani di spiegarsi. Ma n l'uno, n l'altra fu in grado per qualche
momento di pronunziare parola...

Si tenevano stretti stretti per la mano, si guardavano muti, sospesi
in un'onnipossente ebbrezza, dimenticando le sofferenze passate,
l'infame tranello stato loro teso.

Un sospiro profondo della bella guantaia li strapp a quell'estasi.

--Credi tu adesso alla mia innocenza Adriana?--sussurr Gabriele,
fissandola con uno sguardo pieno d'amore.

Gli occhi della giovine donna ebbero un luccicore straordinario...

--Si, vi credo--esclam--ma voglio che quel miserabile stesso
confessi; ah! vedi quando avr strappata dalla sua bocca la verit,
dal suo viso quella maschera d'ipocrisia, ti giuro che lascier tosto
questa casa per raggiungerti... Ma ora, se mi ami, devi ripartire,
tornare a Milano ad attendermi, per non dare alcun pretesto a quel
vile di mancarmi di rispetto... Se ti trovasse qui, essendo egli di
fronte alla legge mio marito, noi soli saremmo i colpevoli e le
vittime.

La voce le mancava: un'emozione dolorosa l'assalse, le vel gli occhi
di lacrime.

Gabriele le cinse con le braccia la vita e traendola dolcemente a s,
le disse con voce tenue come un sospiro:

--Adriana non piangere, non affannarti: io sono tuo per amarti, ed
obbedirti: ripartir...

--Grazie, amico mio... grazie.

Si scambiarono uno di quei baci lunghi, soavi, che sembrano voler
assorbire la vita; poi il giovane balz in piedi.

Maria si era avvicinata...

--Io rimango qui--disse con un sussulto convulso--perch quando la
signora si sar spiegata con suo marito, sar io che gli parler.

--Siete nel vostro diritto, n ve lo contendo--rispose con dolcezza
Adriana--venite Maria, venite con me: a rivederci Gabriele...

Fece un passo per allontanarsi, ma in quel momento si ud un lontano
rumore di sonagliere...

-- lui che torna--disse vivamente Adriana--Gabriele... non avete pi
tempo a ritirarvi, rimanete qui nascosto...

E prendendo una mano di Maria, la trasse seco, aggiungendo:

--Rientriamo subito, non vi  un minuto da perdere...

Maria la segu senza dire una parola, ma se Adriana avesse guardato il
suo volto, sarebbe rimasta atterrita, tanto ne era terribile
l'espressione, tanto esprimeva la collera, il dolore, la disperazione!




CAPITOLO NONO.

La vendetta della tradita.


Era proprio Diego che tornava alla villetta. Una passeggiata
vertiginosa fatta in calesse, in compagnia del domestico, che tremava
come una foglia vedendosi spesso in procinto di essere sbalzato sulla
strada per la rapidit della corsa e la violenza con cui il suo
padrone frustava a sangue il cavallo, non bast a calmargli i nervi
violentemente eccitati.

Sentiva una collera pazza contro sua moglie, il cui disprezzo, le
parole insultanti lo bruciavano, e chiedeva a s stesso con qual mezzo
sarebbe riuscito a piegarla. Il suo domestico non osava rivolgergli la
parola, vedendolo roteare minacciosamente gli occhi, bestemmiare,
imporporarsi talvolta in volto e dopo poco impallidire. Temeva che
quella tempesta gli si scaricasse sul capo e soltanto quando il
giovane, rallentata alquanto la corsa, fece riprendere al cavallo la
via di casa, il servo respir pi liberamente.

Quando si trovarono vicino al cancello della villa, Diego di un balzo
fu a terra e gettate le briglie al domestico.

--Abbi cura del cavallo,--disse brevemente.

--S, signor marchese.

Questi che gi era entrato nel giardino, fece un passo indietro.

--Non importa che tu venga poi a raggiungermi nella mia
camera--aggiunse--io non ho bisogno di cosa alcuna: vattene a letto.

Sal difilato al suo appartamento, si tolse il cappello ed i guanti,
si guard allo specchio, sorrise con una contrazione nervosa, che mise
allo scoperto i suoi denti bianchi ed acuti e deform la sua bocca,
poi si diresse verso la camera di Adriana.

Provava un malessere inesplicabile, le tempia gli ardevano
terribilmente, tuttavia nei suoi occhi eravi un'espressione di volont
frenetica, che pareva dovesse tutto piegare a lui dinanzi.

Adriana aveva avuto il tempo di collocare Maria nel suo ricco
spogliatoio, in modo che potesse vedere ed udire ci che succedeva
nella sua camera.

Poi sormontando il suo orrendo disgusto, il turbamento che la
dominava, si decise recarsi ella stessa incontro al marito.

Ma allorch apr l'uscio, non pot reprimere un movimento di stupore e
di paura, trovandosi Diego di faccia...

--Che volete?--chiese indietreggiando alquanto.

--Suppongo non crediate voglia farvi del male, se mi presento qui dopo
la scena fra noi avvenuta; ma dobbiamo parlare ancora una volta
insieme e state pur certa, che dopo non vi tormenter pi colla mia
presenza.

Diego aveva ripreso il suo spirito, la sua correttezza di modi.

--Passate,--disse Adriana con quel fare altezzoso, che le stava cos
bene.

E quando ebbe rinchiuso l'uscio, gl'indic una poltrona presso il
divano, su cui ella sedette.

Per qualche minuto si guardarono in faccia senza parlare. A Diego
pareva che durante le ore rimasto assente, si fosse prodotto un
cambiamento in sua moglie.

Non l'aveva mai veduta cos bella, animata. Vi era come un riflesso
dolcissimo negli occhi di lei, le guancie avevano acquistata una
lievissima tinta rosea, trasparente, nell'insieme della persona vi era
un incanto, una grazia da commovere, incantare. I nervi di Diego
andavano rammollendosi.

--E la vostra cameriera?--chiese un po' imbarazzato.

--L'ho mandata a letto: avete forse bisogno di lei?...

--No, tutt'altro, anzi sono lieto della sua mancanza, perch stanotte,
spero far io le sue veci presso di voi.

Adriana aggrott alquanto le sopraciglia.

--Siete venuto qui per dirmi delle galanterie?--esclam in tono duro,
glaciale,--Potete allora risparmiarle, perch non sono in vena di
sentirle.

Diego si morse le labbra, tuttavia rispose con disinvoltura.

--Non montate in furore, mia cara, perch come vedete, m'inchino
rassegnato al vostro volere; pu darsi per che fra poco desideriate
assai pi un linguaggio tenero, galante a quello che vi ho preparato.

Adriana colle labbra strette frenava l'impazienza, la collera che
suscitavano in lei quelle parole: provava una sensazione dolorosa.

Diego si pass la mano bianca sulla fronte: non sorrideva pi...

--Del resto ero preparato a questa accoglienza--aggiunse--e se mi sono
permesso di comparirvi dinanzi, non  stato senza lotta... Ma ero
stanco della parte ridicola che mi fate fare; infine vi ho presa io a
forza?

La giovine donna si alz bruscamente, cogli occhi fiammeggianti.

--Colla forza no--disse fremendo d'indignazione--ma coll'inganno, il
tradimento...

Aspettava quasi tremando la risposta del marito.

Egli si mise a ridere, di un riso aspro, convulso, che fece salire il
rossore sulla fronte di Adriana: tuttavia seppe frenarsi.

--Ah! ah! vi hanno forse raccontato il tiro che giuocai al vostro
sentimentale amante ed alla bella guantaia, una sciocca che prendeva
sul serio le mie promesse, i miei giuramenti? Ebbene, non vi nego di
esserne l'autore e che perci? Tutti i mezzi sono buoni quando si vuol
giungere ad uno scopo ed il mio era quello di possedervi, perch vi
amavo.

Adriana era pallida di un furore indicibile.

--Non bestemmiate la parola amore. Voi avete compiuta un'azione
vigliacca, infame, malvagia. Ed io non voglio passare per vostra
complice, n sopportare pi a lungo la vergogna di vivere sotto il
vostro tetto: per vi cedo il posto.

Fece un passo verso l'uscio, ma Diego pi pronto di lei, balz in
piedi ed afferrandola con violenza per un braccio.

--Voi non uscirete--disse con voce sorda--prima di avermi ascoltato.

Ella non chin gli occhi sotto lo sguardo infocato, terribile del
marito.

--Avete qualche altra vergogna a rivelarmi?--esclam lentamente.

--L'avete scelta bene la parola: s... _una vergogna_, che far
chinare la vostra fronte superba, schiaccier quell'orgoglio che vi
domina...

Ella si era svincolata da lui ed aveva incrociate le braccia al seno
fremente.

--Scendete anche all'insulto, signore...

--Non si insulta, quando si parla la voce della verit. Credete che se
io non vi avessi ottenuta con un inganno, altri vi avrebbe sposata?
Sapete chi sia stato vostro padre, l'uomo che la societ stima,
rispetta, perch ne ha dimenticate le sembianze, le gesta malvagie?
Un'infame spia, un traditore della patria, che il popolo milanese nei
giorni memorabili della sollevazione, aveva giurato di ammazzare. Egli
 riuscito a fuggire, ma abbandon alle furie dei ribelli, che ne
dovettero far strazio, perch non se ne seppe pi nuova, una moglie
giovane e bella, un'innocente bambina.

--Mentite... mentite!--grid con energia Adriana, rizzandosi
minacciosa dinanzi al marito, che ne sent sul viso l'alito
infiammato.

Egli la fissava con degli sguardi atroci, quasi sfidandola.

--Posso darvene le prove che ebbi da mio padre--disse freddamente--e
che tengo nel cassetto del mio scrittoio, nella camera da letto. E
poi--aggiunse con un sorriso insultante--se il conte Patta non mi
avesse temuto, forse che mi avrebbe concessa la mano di sua figlia...
ed aiutato a formare il piano, che doveva gettarla nelle mie
braccia...?

Adriana sent al cuore un dolore cos atroce, come non ne aveva mai
provato in sua vita. In uno spasimo di terrore, la disgraziata tent
fuggire, ma fu colta da una vertigine e prima che Diego pensasse a
sostenerla, gli cadde ai piedi svenuta.

Egli fiss un istante lo sguardo su quel bellissimo corpo inerte, le
cui linee pure, delicate, sembravano scolpite nell'alabastro, su quei
capelli, che disciolti si spandevano sul tappeto in onde dorate... ed
una fiamma d'inferno si accese nei suoi occhi. Si curv su di lei e
sollevatala violentemente fra le sue braccia, la depose sul letto.

E le sue mani si accinsero a slacciare con moto febbrile il corsetto
della disgraziata, allorch una voce aspra, mordente, risuon alle sue
spalle.

--Attendete, signor marchese, prima avete da discorrere con me...

Diego si volse con un fremito. Ritta in mezzo alla camera, stava
Maria, bianca come una morta, sublime d'indignazione, di collera.

Il giovane, per quanto cinico, a quell'apparizione improvvisa,
rincul, madido di un sudor freddo, cogli occhi sbarrati, diffidenti,
paurosi.

Maria invece fece due passi innanzi ed allora Diego si accorse che
teneva una rivoltella nelle mani.

--Ah! non ti attendevi di vedermi ancora comparirti
dinanzi--esclam-con tale accento, che Diego sent un brivido
percorrergli le vene.--Tu speravi che la _povera sciocca, dopo aver
preso sul serio le tue promesse, i tuoi giuramenti_, si fosse
rassegnata al triste avvenire, che le avevi preparato, subisse senza
ribellarsi l'oltraggio inflittole col mentirle il nome, versare a
piene mani su di lei il fango e la vergogna. Ebbene, ti inganni...
Diego:... dal giorno che scopersi il tuo tradimento, non ebbi che un
pensiero: vendicarmi. E tanto ti ricercai coll'uomo da te atrocemente
offeso, che abbiamo finito per trovarti. Gabriele, IL VERO, la tua
vittima al pari di me e di tua moglie, avrebbe voluto provocarti per
il primo, chiederti soddisfazione. Ah... ah! un duello, uno scandalo,
che sarebbe ancora ricaduto su di lui... Ho pianto, ho supplicato per
aver io il diritto di smascherarti con tua moglie, erigermi a tuo
giudice. Un miserabile tuo pari, non pu incrociare il ferro con un
galantuomo; un delitto ne chiama un altro e vendicando me stessa,
vendico anche gli altri, libero la terra da un mostro.

Egli l'aveva lasciata parlare, senza interromperla, tanto era intento
a guardarla! A prima vista l'aveva riconosciuta, ma esaminandola
attentamente, si stupiva dei guasti avvenuti in cos breve tempo nella
sua fisonomia, in tutta la persona.

Dov'era quella splendida bellezza che per un istante l'aveva
affascinato, di cui si parlava spesso tra i giovani gaudenti milanesi,
che non erano riusciti a conquistarla?

Di Maria, la bella guantaia, non rimaneva che l'ombra. Il corpo
spariva nelle pieghe dell'abito severo, i lineamenti portavano
impressi le stimmate di tutte le torture sofferte, esprimevano
eloquentemente la veemenza della disperazione. Un largo solco livido
cerchiava gli occhi, che si fissavano lugubremente sul giovane.

Invece di provare della piet, Diego apparve disgustato a quella
vista. Volle quindi far pompa ancora di cinismo.

--Oh! finiamola--proruppe impazientito--le tue parolone non mi
spaventano e faresti meglio deporre quel gingillo che tieni in mano e
non  fatto per te. Mi sembri un'attrice tragica da strapazzo. Ors,
che pretendi da me? Sono io forse il primo che dopo aver corso dietro,
per qualche tempo a una bella ragazza, che tutti corteggiano, mette
giudizio e ne sposa un'altra? Ho fatto male cangiar nome, ma di questo
non devo renderne conto a te. Mi dicesti pi volte esserti innamorata
della mia persona, non del mio nome: che importa dunque mi chiamassi
Gabriele o Diego? Infine ti ho io usata violenza? No... mi  bastato
aprire le braccia, perch tu vi ci gettassi.  inutile quindi che
adesso ti atteggi a Dio vendicatore; questo non baster a ricondurmi
ai tuoi piedi.

Maria si sentiva assalita dalle vertigini: la nausea, il disgusto,
l'orrore si dividevano il suo cuore. E pi l'infame l'insultava, pi
cresceva il suo odio per lui, il desiderio di punire. Ed era per
quell'uomo che ella aveva sacrificato giovent, bellezza, avvenire,
che aveva ingannata una madre, si era resa un oggetto di dispregio per
tutti?...

Una nube di sangue le vel gli occhi. Fattasi incontro al miserabile,
che a sua volta aveva istintivamente indietreggiato fino a toccare
colle spalle il muro, con un riso sinistro, terribile.

--Ah! non vuoi pi cadermi ai piedi--esclam--eppure lo farai, per
spirarvi l'anima tua nefanda.

Con rapido atto strinse il grilletto della rivoltella. Rintron uno
sparo seguito tosto da un grido di suprema agonia.

Diego era stato colpito in mezzo al petto e cadde colla faccia riversa
al suolo, vomitando un rivo di sangue, che spruzz sugli abiti e fin
sulle mani di Maria... Ella non sembr provarne alcun ribrezzo: colla
bocca increspata, gli occhi accesi, guardava lo sciagurato che si
dibatteva nelle ultime convulsioni.

Intanto al rumore della detonazione, erano accorsi Gabriele, Clarina
ed il domestico di Diego.

Il servo dato una rapida occhiata alla scena drammatica, se la svign
quasi subito.

Clarina era accorsa al letto della sua padrona, che non dava segni di
vita.

Gabriele veduto il corpo sanguinoso di Diego, afferr bruscamente per
un braccio la guantaia, chiedendole con voce commossa, tronca.

--Sciagurata, che avete fatto?

Ella conservava sempre un sorriso crudele sulle labbra.

--Lo vedete: mi sono vendicata... ed ho vendicati gli altri; ora
costui non potr pi nuocere ad alcuno.

-- morto?

--S... la mia mano non ha tremato nel prendere la mira; devo avergli
spezzato il cuore, come egli ha spezzato un giorno il mio.

Si pass una mano sulla fronte, rivolse lo sguardo verso il letto... e
tornando al sentimento della realt.

--Non occupatevi di lui, che non lo merita--disse con voce rapida e
breve--pensate piuttosto a salvare la donna che amate.

Gabriele trasal.

--Mio Dio... sembra morta--esclam--Che  dunque successo?

Un lungo brivido percorse il corpo di Maria.

--Qui non vi hanno che cuori devoti a quella sventurata--pronunzi con
voce lenta--quindi posso dirvi tutto: ah! vedete... quell'infame non
ha voluto risparmiarla... non gli bast di averla un giorno ingannata
al pari di me, ora con una raffinata scelleratezza ha avvelenata tutta
la vita della povera donna, rivelandole un segreto d'infamia, che
perderebbe suo padre, se si venisse a scoprire; ma Dio ha voluto che
io ascoltassi... ed il segreto, perir con quel morto... ve lo giuro;
non chiedetemi di pi, ma per quanto avete di pi sacro... conducete
Adriana lungi di qui... in casa di suo padre... prima che abbia
acquistata la conoscenza di s stessa: dite pure al conte Patta il
dramma qui successo, ma affrettatevi, affrettatevi ad allontanarvi con
lei... lasciatemi qui sola.

Quella giovine ritta presso il cadavere di Diego, che parlava cos
freddamente, non pensando a s stessa, ma solo alla salvezza degli
altri, scombussolava orribilmente Gabriele.

--Perch non venite con noi? Che volete far qui?

--Attendere che vengano ad arrestarmi: ho commesso un delitto, non
cercher sfuggire alla pena.

--Io rimarr con voi.

--Non voglio, n lo dovete per l'onore di Adriana--esclam con accento
imperioso.--Suvvia partite, partite prima che alcuno giunga: il degno
servo di costui, deve essere gi corso in paese ad avvertire i
carabinieri, non avete quindi tempo da perdere; la vostra vettura,
Gabriele, deve sempre attendervi dietro quel sentiero; vi sar facile
trasportare in braccio quella sventurata fino l. Clarina verr con
voi... e ricordatevi entrambi se veniste interrogati, di dire che la
marchesa da qualche giorno si trovava da suo padre, fate che questi lo
confermi.

Gabriele esitava ancora. La bella guantaia ebbe un grido di dolore.

--Ma non capite che mi fate assai pi male rimanendo qui,--proruppe
concitata, convulsa.

C'era tanta supplica nel suo accento, tanta solennit nel suo gesto,
che il giovane vinto, si affrett a sollevare la svenuta fra le sue
braccia, esclamando:

--Ebbene... vado... vado, ma ad una condizione: torner.

--No, sotto nessun pretesto, dovete farvi rivedere; non voglio che si
creda siate stato mio complice; non salvereste me e perdereste la
donna che amate. Solo vi raccomando ancora, quando ella riaprir gli
occhi, se ricorder la rivelazione orrenda di suo marito, di
giurarle... che il marchese Diego aveva mentito, che suo padre... 
innocente.

--Ve lo prometto.

--Ed ora... non perdete un minuto: addio.

Gabriele non ebbe pi la forza di aggiungere parola: si allontan col
suo prezioso peso, seguito da Clarina piangente, smarrita.

La notte avrebbe protetta quella fuga singolare. Maria non dette il
minimo segno di debolezza, neppure quando rimasta sola, si mise a
frugare il cadavere di Diego.

Era dominata da un'idea fissa e compiva la sua opera con ostinazione,
con fermezza. Esamin il portafogli del morto, rovesci le tasche
interne del soprabito, dei pantaloni, colla frenesia di un ladro, e
nulla trovando di quello che cercava, si mordeva le labbra, le
sopraciglia si aggrottavano.

Ad un tratto dall'apertura della camicia, in mezzo al sangue, del
quale tutta s'imbrattava, scorse una microscopica catenella d'oro,
alla quale era attaccata una chiavicina ritorta.

Gli occhioni di Maria ebbero un luccicore ardente. Strappare quella
catenella dal collo del morto, impadronirsi della chiave, balzare in
piedi, fu l'opera di un secondo.

Maria non rivolse un solo sguardo ai lineamenti contraffatti del
cadavere; un sentimento superiore la dominava in quell'istante,
precipitava le sue risoluzioni.

Afferrato un candeliere che posava sul velluto del caminetto, si
diresse verso l'appartamento di Diego, che Adriana stessa le aveva
insegnato, ed entr risoluta nella camera da letto. Scorse tosto lo
scrittoio fra le due finestre. Era un mobile di quercia all'antica,
che poteva servire anche da casa-forte. Diego l'aveva ivi fatto
trasportare da Milano.

Maria si avvicin e in quel momento solo, fu colta da una straziante
apprensione, che diede al suo sguardo un non so che di smarrito,
incresp fortemente le sue labbra. Se si fosse ingannata in ci che
desiderava!

Pos il candeliere sul mobile e con mano febbrile introdusse la chiave
nell'unica serratura, che lo chiudeva come un armadio.

E tosto un grido di gioia eruppe dal suo petto oppresso. La chiave
girava a meraviglia, la tavola dinanzi si abbass lentamente, ponendo
allo scoperto una quantit di piccoli cassetti.

Maria li apr uno dopo l'altro, frugando in tutti con ansioso ardore.
Vi trov delle cambiali, lettere di donna, gioielli, denari.

Mise da parte la lettere, spargendo di mano in mano al suolo gli altri
oggetti che trovava: era sotto il dominio di una viva impazienza; la
sua emozione ritornava, cresceva, diveniva pi pungente.

Finalmente nell'ultimo cassetto, scorse un piego voluminoso, rattenuto
da una fascia, su cui stava scritto a grossi caratteri.--_Documenti
riguardanti il conte Ercole Patta._--Con quei fogli, Maria avrebbe
potuto perdere l'uomo che aveva aiutato Diego ad ingannarla; con quel
tremendo segreto, ella poteva ancora salvarsi, avere una posizione, un
avvenire.

Ma la generosa e sventurata creatura non pensava a s; ma a Gabriele,
ad Adriana. L'uno era divenuto suo amico, si era appoggiato a lei con
somma fiducia, l'aveva chiamata sorella; l'altra era caduta ai suoi
piedi, chiedendole perdono d'averla sospettata, poi l'aveva stretta
fra le sue braccia, pianto con lei.

Pareva quindi a Maria che se avesse potuto contribuire alla felicit
di quei due cuori ammirabili, amanti, Dio le avrebbe forse perdonata
la sua colpa, il suo delitto.

Fu quindi con una specie di straziante ebbrezza, che ella tolse ad una
ad una quelle carte dalla fascia, e senza leggerle, le bruci alla
fiamma della candela.

Cos pure fece di tutte le altre lettere e fogli ritrovati nello
scrittoio...

E quando la sua opera di distruzione fu compiuta, una specie di
sorriso dischiuse le sue labbra, un sospiro profondo sollev il suo
petto.

--Ed ora vengano pure ad arrestarmi--esclam a voce alta e ferma--io
sono pronta!




CAPITOLO DECIMO.

Le deposizioni.


Il processo di Maria, la bella guantaja di Porta Vittoria, accusata e
confessa di aver assassinato il marchese Diego Tiani suo amante, aveva
menato gran rumore in tutta Milano.

Si attendeva con impazienza il giorno delle Assisie, perch i fatti
non erano ben noti, vi era un lato misterioso, che tutte le indagini
dell'istruttoria, non riuscirono a chiarire.

L'accusata aveva raccontato senza reticenze, freddamente, a testa alta
che ella era stata l'amante del giovine, prima ancora che egli
prendesse moglie: aggiunse che Diego le aveva giurato di continuare la
loro relazione, perch sposando la figlia del conte Patta, non aveva
avuto in mira altro che l'interesse; quindi invece di condurre la
sposa lontano aveva scelto per la luna di miele la solitudine di
quella villetta presso Cernusco-Merate, cos poteva continuamente
recarsi a Milano...

Ma il marchese Diego dopo alcuni giorni pareva aver dimenticati i
suoi giuramenti: si erano incontrati una sol volta, ed egli si era
mostrato freddo, annoiato, rispondendo alle sue smanie, alle sue
suppliche di non abbandonarla, con delle beffe, parole insultanti, e
persino con delle minaccie...

Ella aveva tutto sofferto, illudendosi ancora, sperando sempre che il
giovane sarebbe ritornato a lei; ma Diego non le dette pi segno di
vita.

Folle, disperata, gli aveva scritto pi volte senza ottenerne
risposta.

Descrisse per quale periodo d'ansia, di disperazione, di amarezze era
passato il suo cuore... e come a poco a poco un istinto di ribellione
si fosse fatto strada nella sua anima.

E si rivolse alla marchesa Adriana, e nella gelosia che la torturava,
le rivel tutta la verit.

La giovine sposa aveva avuta una scena violente col marito, poi
l'aveva abbandonato per ritirarsi col padre.

Seppe tutto ci da Diego che si era recato furente da lei, poi ad un
tratto parve che egli si ammansasse, torn a parlarle d'amore,
l'invit a recarsi con lui nella villa stessa, dove era stato con sua
moglie.

Disse che ebbe tosto il presentimento che l'attirasse in un tranello,
perch aveva letto qualche cosa di crudele, di feroce nei suoi occhi;
capiva che la menzogna deturpava le sue labbra. Tuttavia aveva
accettato l'invito; solo, per quell'implacabile sensazione che la
dominava, aveva portato seco una rivoltella.

E quel malessere dei presentimenti l'aveva perseguitata durante il
tragitto fatto in carrozza con Diego.

Nella villa non vi era alcuno ad attenderli.

Il marchese dopo averle fatta visitare tutta la casa, la condusse
nella camera della moglie.

Ed era stato l, che si era svolto il sanguinoso dramma.

Entrando in quella stanza, Diego aveva cambiato subitamente modi e
linguaggio.

Ai rimproveri, ai sarcasmi, erano seguiti gl'insulti, le offese
atroci e non accontentandosi di straziarla, attanagliarla, imprimerle
sulla fronte il marchio rovente dell'umiliazione, della vergogna, si
era avanzato verso di lei minaccioso, furente, dicendole che era un
ostacolo alla sua vita e voleva sbarazzarsene...

Ed allora perduta la testa, folle di disperazione, aveva estratta la
rivoltella ed aveva colpito.

Tutto ci disse Maria, senza smentirsi mai, sebbene cercassero tutti i
mezzi per coglierla in flagrante contraddizione.

Il domestico di Diego asseriva invece; che la marchesa Tiani non si
era mai staccata dal marito e si trovava alla villetta anche la notte
dell'assassinio: raccont la passeggiata furiosa fatta in quel giorno
in carrozza col padrone, il loro ritorno a casa ed aggiunse che
sebbene il marchese, contro il solito, lo mandasse a coricarsi non
avendo pi bisogno dei suoi servigi, egli non si era ancora posto a
letto, allorch rintron uno sparo, che lo fece accorrere
nell'appartamento del padrone; ma nel corridoio incontr Clarina ed
uno sconosciuto, che si slanciavano verso le stanze della marchesa. Li
aveva seguiti e si era trovato dinanzi ad una scena, che non avrebbe
mai pi dimenticata. Il suo padrone era steso a terra in un lago di
sangue, la marchesa sul letto livida, cogli occhi chiusi, pareva morta
e nel mezzo della camera, ritta in piedi, in atteggiamento ancora
minaccioso, colla rivoltella fra le mani, stava una donna, che non
aveva mai veduta prima di quella notte.

Spaventato era corso fino in paese a chiamare aiuto e quand'era
ritornato, non vi trov pi che quella sconosciuta, la quale fattasi
innanzi ai carabinieri, aveva detto con molta calma:

--Vi attendevo; sono io che uccisi il marchese Diego e mi trovo
pronta a seguirvi.

Clarina interrogata disse: che da qualche tempo la marchesa Adriana
non andava pi d'accordo col marito, che spesso l'aveva sorpresa a
piangere, ed un giorno alfine la sua padrona aveva dichiarato che
voleva tornare presso il padre.

Sosteneva che la notte dell'assassinio non si trovavano alla
villetta.

Non fu possibile interrogare la marchesa Adriana, perch era
gravemente, pericolosamente ammalata, per la scossa subita
nell'apprendere l'assassinio del marito. La sventurata donna non
riconosceva pi alcuno; divagava continuamente ed usciva da quella
crisi di delirio cos prostrata, che non si riusciva a farle
pronunziare parola.

Il conte Patta, invece di commuoversi alla morte di Diego ed allo
stato deplorabile in cui si trovava sua figlia Adriana allorch gliela
riportarono al palazzo, parve non avere altro pensiero che di farsi
ripetere pi volte da Gabriele il racconto dell'accaduto... e quanto
aveva detto Maria.

Quella giovine sapeva il suo segreto come ormai ne era conscia
Adriana; ma questa non avrebbe parlato per non perderlo, l'altra
avrebbe taciuto, perch egli non aggravasse la sua sorte e fors'anche
perch era certa di non essere creduta.

Il conte non ammetteva generosit negli altri, essendone egli
incapace.

Solo lo spavent l'idea di quelle carte compromettenti, colle quali
spesso Diego l'aveva minacciato... e che ormai sarebbero cadute in
potere della giustizia.

Che gl'importava del silenzio di Maria e di Adriana, se esistevano
quei fatali documenti, che l'avrebbero messo all'indice dalla societ?

Invano egli si era sforzato anche dinanzi a Gabriele a mantenere la
sua calma: ebbe un'imprecazione per il morto, poi rimettendosi
alquanto.

--Potete cedermi la vostra vettura?--chiese vivamente al giovane.--Fa
duopo che mi rechi io stesso sul luogo del delitto.

--Mi sembra, signor conte--rispose Gabriele dissimulando un movimento
di stupore--che in tal modo compromettereste tutto.

Il conte alz bruscamente il capo.

--Per qual ragione?

--Ricordatevi la raccomandazione di quella giovine, non pensate adesso
che a vostra figlia. L'impazienza del conte non conosceva pi limiti.

--A costo di qualsiasi cosa, bisogna che vada, voglio sapere se Diego
ha lasciato qualche scritto compromettente...

--A quest'ora, signore, non siete pi in tempo; le autorit devono gi
essere sul luogo, perch nessuno ebbe testa in quel momento d'impedire
al servo del marchese di correre a dar l'allarme, e voi sapete meglio
di me, che quando in una casa si commette un delitto, non si pu
toccare cosa alcuna, fin dopo le constatazioni legali.

Questo dialogo aveva avuto luogo in un salotto presso la camera, dove
era stata posta Adriana, che rinvenuta, si lasciava spogliare
macchinalmente da Clarina, guardandola con occhi sbarrati, senza
riconoscerla.

Ma ad un tratto si era svincolata dalla cameriera ed in preda ad un
terrore pazzo, si era slanciata nella stanza vicina, ricadendo priva
di sensi tra le braccia del padre, che ebbe appena il tempo di
sostenerla.

Ci produsse una diversione nei sentimenti del conte: il suo furore si
rallent ed in faccia a Gabriele, ebbe il coraggio di dissimulare.

--Avete ragione--disse--in quest'istante non debbo pensare che a mia
figlia.

Ma quando dall'autorit fu avvertito dell'assassinio commesso sul
marchese ed invitato a recarsi alla villetta per assistere
personalmente all'inchiesta, ricominci a tremare e si stropicci
colla mano la fronte, che l'angoscia solcava di rughe profondissime.

Quando si trov dinanzi al cadavere di Diego, il suo viso scialbo non
ebbe che una leggiera contrazione, ma questa si accentu ed il sangue
gli sal al cervello, allorch vide lo scompiglio, che regnava nella
stanza del marchese.

--Che vuol dir ci?--chiese con accento impossibile tradursi a
parole--oltre l'assassinio,  stato qui commesso anche un furto?

--Ora esamineremo, signore: conoscete presso a poco la quantit dei
valori, che si trovavano rinchiusi in questo scrittoio?

--L'ignoro affatto--rispose il conte con voce tremula--so soltanto,
che mio genero teneva presso di s... dei documenti importanti di
famiglia.

--Che fossero questi?--disse uno degli agenti incaricati
dell'inchiesta, mostrando un mucchio di carta bruciata.

Il conte era ritornato all'apparenza calmo, freddo.

--Ora vedremo--disse.--Ma la cosa sarebbe assai strana. Si trovarono i
giojelli, le cambiali, dei fogli di banca, dell'oro, ma nessuna carta,
nessuna corrispondenza.

Pareva che al conte gli si fosse sollevato un immenso peso dal petto.

Il suo spavento cessava, ma si accresceva in lui lo stupore.

Da che proveniva quella generosit della bella guantaia, dell'omicida?
Qual sentimento l'aveva spinta a distruggere quelle carte, a cercare
di seppellire un segreto che poteva giovarle?

Avrebbe voluto saperlo, ma nello stesso tempo si guardava bene dal
chiederlo...

Solo alcuni giorni dopo, gli venne riferito che Maria essendo stata
interrogata sui motivi che l'avevano indotta a rovistare i cassetti di
quello scrittoio, a bruciare quelle carte, disse che ella voleva
distruggere tutta la sua corrispondenza col marchese, ed avendo
trovato altre lettere di donna le mise tutte in un fascio, con diversi
fogli, senza neppure esaminarli, tanto si trovava eccitata.

Mentiva quella giovine o diceva la verit? Cos si chiedeva il
conte... In ogni modo, un immenso sollievo gli allent i nervi: egli
non si era mai sentito pi felice e leggiero... e ringraziava il
destino che per mezzo di quella fanciulla, l'aveva liberato da un
incubo, che da tanti anni lo tormentava e da un miserabile, che era
stato per cos lungo tempo suo carnefice.

L'unico che fosse sfuggito all'attenzione generale, era Gabriele...
Nessuno lo disturb, n chiese di lui, che ormai aveva libero accesso
al palazzo del conte, il quale comprendeva che per far dimenticare a
sua figlia l'ultimo colloquio avuto col marchese, quand'ella sarebbe
stata in grado di ricordare, l'unico che potesse giovarle, lasciarle
credere che Diego aveva mentito, rivelandole un segreto che non
esisteva, era Gabriele Terzi.

Ed il giovine non dimenticava la solenne promessa fatta a Maria!

Un altro testimone importante nel processo che si stava istruendo, era
la vecchia popolana Annetta, che tutti credevano madre della bella
guantaia...

Ma la povera donna, gi affranta del dolore, per il cambiamento
avvenuto nella fanciulla, che adorava, non aveva resistito all'ultimo
colpo, ed assalita da una paralisi, si trovava all'ospedale in
pericolo di vita ed incapace a pronunziare parola. Cos tutto si univa
per rendere il dramma pi solenne, misterioso!




CAPITOLO UNDECIMO.

Un mistero svelato.


Bench la mattinata fosse assai frigida, piovigginosa, pure la via del
Senato, il cortile del palazzo Elvetico e la vasta Sala della Corte
d'Assise, ove gi seguivano le solennit scolastiche dei Collegio
Elvetico, erano straordinariamente affollate di gente avida di
assistere al dibattimento della bella guantaia, la quale malgrado il
suo delitto, si era acquistata una simpatia generale.

L'accusata comparve dinanzi alla Corte, vestita di nero, col velo
tradizionale, sotto cui spiccava la sua faccia bianca, illuminata dai
grandi occhi azzurri, nei quali eravi un'espressione di sofferenza, di
stanchezza, da non potersi dimenticare.

Ella teneva alta la testa, ma quell'apparenza di orgoglio era
temperata da un mesto sorriso, che sembrava riflettere i dolori
dell'anima.

Nel momento in cui Maria veniva introdotta nel banco degli accusati,
appariva dall'altra parte, il conte Ercole Patta.

Egli non sarebbe comparso fra i testimoni, ma non aveva potuto
resistere alla curiosit di vedere la giovane, che lo preoccupava pi
di sua figlia Adriana, perch non sapeva spiegarsi il contegno di lei,
il suo strano modo di agire con chi aveva contribuito a perderla.

Bisogna anche aggiungere che il conte temeva che al momento supremo,
dinanzi alla Corte, la bella guantaia facesse qualche imprevista
rivelazione. E sebbene egli pensasse che distrutte quelle carte non
aveva pi nulla a temere, pure non si sentiva tranquillo, ed al
lividore del viso, aggiungeva un'inquietudine nervosa, che gli faceva
in certi istanti fin battere i denti...

La vista di Maria gli produsse una sensazione non mai fino allora
provata. Gli pareva di aver veduta altra volta quella figura
slanciata, piena d'alterezza, quel viso di un pallore diafano, che
portava le traccie dei lunghi patimenti sofferti in silenzio, quei
grandi occhi glauchi, che si fissavano nel vuoto, senza nulla
vedere... Ma dove? Quando?

Ad un tratto fece un balzo come se si destasse repentinamente, il
cuore gli si strinse in una crispazione spaventosa, un'esclamazione
pazza gli sal alla gola e per rattenerla, fece uno sforzo cos
violento, che i pomelli delle sue gote, s'infiammarono, negli occhi
ebbe una specie di barbaglio...

Egli trem ancor pi sentendo la voce dell'accusata, che ripeteva la
confessione fatta al giudice istruttore, senza aggiungere o togliere
una sola parola...

--Insistete a dire che eravate sola col marchese Diego nella
villa di Cernusco, dove egli stesso vi condusse?--esclam il
presidente.--Continuate ad affermare che avete colpito per difendervi?

--Affermo ed insisto, perch  la verit. Avevo il desiderio di punire
colui che mi strazi l'anima, mi copr di vergogna, ma vi giuro che
non l'avrei fatto, se egli stesso non mi avesse spinta.

Parlava con voce chiara, che aveva talvolta delle vibrazioni dolci,
armoniose; tal altra diveniva amara, convulsa, stridente.

Quando ebbe finito sedette, senza dare alcun segno di stanchezza, di
sofferenza.

Dopo di lei fu udito il servo del defunto marchese. Con sorpresa del
presidente e degli altri, ritir quanto aveva ammesso durante
l'istruttoria, disse che quel giorno per il dolore della morte del
padrone aveva perduta la testa, che non sapeva quello che si dicesse,
ma la verit si era che nella notte dell'assassinio, il marchese
l'aveva con un pretesto lasciato a Milano, perch forse voleva
condurre a Cernusco la bella guantaia. Aggiunse che spinto da un
tristo presentimento non seppe resistere di rendersi disobbediente al
padrone, ma non fu in tempo di recarsi alla villa, prima che
l'assassinio fosse compiuto.

Si cap che quel servo, dall'aria furba e cinica, era stato comprato
per indurlo a ritirare all'udienza la sua deposizione. Ma come
scoprirlo? Malgrado le ingiunzioni severe del presidente, la minaccia
della pena severa per falsa testimonianza, il domestico giur di nuovo
che ormai diceva la verit, tutta la verit, nient'altro che la
verit!

La sfilata dei testimoni non fu lunga, n importante, tuttavia per
ultimo, quando la voce formidabile dell'usciere, annunzi l'Annetta
Durini, la madre dell'accusata, un mormorio, un fremito si sparse
nell'uditorio, mentre il viso di Maria esprimeva la pi grande
costernazione...

Sua madre testimone? Che avrebbe detto? Aveva dunque ricuperata la
parola? Era guarita?

Il cuore le batteva fino a spezzarsi, perdette la sua presenza di
spirito, trem, ebbe paura del primo sguardo di quella madre offesa,
oltraggiata nell'onore, che tanto aveva sofferto, pianto per cagion
sua.

La popolana entr portata sopra una sedia da due robusti infermieri
dell'ospedale.

La sua fisonomia mostrava l'impronta di tutti i dolori provati,
esprimeva ad un tempo l'angoscia e la piet. Le guancie incavate, le
narici emaciate, le rughe profonde delle tempia e della bocca, gli
occhi spenti, i capelli incanutiti, tutto le dava un aspetto da
stringere il cuore.

La folla che aveva accolta la sua entrata con un mormorio di
compassione, quando vide brillare sul petto di lei la medaglia al
valore e conobbe di aver dinanzi un'eroina delle famose cinque
giornate, scoppi in un formidabile applauso.

Il Presidente ottenne a stento il silenzio.

Annetta appariva vivamente commossa e prima ancora di prestare il
giuramento, volse uno sguardo ansioso, vivissimo verso Maria e con
voce tremante:

--Cos dovevamo rivederci--balbett--ah! povera... povera fanciulla!

Grosse lacrime scorrevano sul viso di Maria. Ah! cosa era mai la morte
in confronto allo strazio orribile, che soffriva in quel momento.
Pareva che le lacerassero il cuore a brani, sentiva un cupo ronzio
negli orecchi, la lingua attaccata al palato.

--Mamma... mamma,--disse con voce strangolata, stendendo verso di lei
le manine bianche, affilatissime.

Passato quel primo momento di suprema commozione, la popolana si
rimise, chiese scusa per aver domandato di presentarsi al pubblico
dibattimento come testimone, ma non avendo potuto essere interrogata
prima in causa della sua grave malattia, dalla quale non si era ancora
perfettamente ristabilita, aveva creduto per suo dovere di venire a
difendere la fanciulla, trovandosi in grado di parlare, esprimersi
chiaramente.

E dopo la formola del giuramento, la popolana rispose con precisione
alle domande fattele intorno al suo nome, cognome, e domicilio.

Non si udiva il pi lieve respiro nella sala: pareva che la folla
avesse sospeso il fiato per ascoltarla.

Solo quando dichiar che ella non aveva avuto figli, si ud un
mormorio subito represso, mentre il Presidente le chiedeva:

--Di chi  dunque l'accusata, alla quale deste il vostro nome?

--Ve lo dir, signor Presidente, ormai  inutile il mistero.

Ed allora la popolana ebbe uno sfogo: le parole le vennero alle labbra
impetuose, tronche, gemebonde. Rifece la storia di quei giorni di
sollevazione, di terrore, narr le rapide peripezie a lei succedute,
parendole rivivere in quei tempi, rievocandoli, raccont la morte del
marito, e il ritrovo di quella creaturina... coperta di sangue,
svenuta, che ella aveva rianimata a forza di baci, di carezze, sent
subito d'amare come se l'avesse portata in seno...

Ridire la commozione che provava il pubblico a quella narrazione
inaspettata, sarebbe impossibile...

Ma due persone sopratutto sembravano in preda ad un'eccitazione
straordinaria: il come Patta e Maria.

Il primo continuava a stropicciarsi colla mano destra la fronte, che
l'ansia, l'angoscia fortemente increspava; l'altra come colpita da
atonia, teneva gli occhi sbarrati sulla popolana, chiedendo a se
stessa se non sognava, se era la verit che le si rivelava dinanzi,
spietatamente, in quel momento.

Tutti gli sguardi erano fissi su Annetta. Il Presidente le chiese se
non aveva fatte indagini per scoprire a chi appartenesse quella
fanciulla.

--Ho cercato per pi mesi, ma inutilmente--rispose la popolana--allora
supposi che la bambina fosse scampata per miracolo all'eccidio di
qualche famiglia signorile, che i suoi parenti fossero tutti morti o
fuggiti e mi convinsi che non apparteneva al mio ceto dalla biancheria
finissima che indossava e da un medaglioncino che teneva al collo,
raffigurante una testa di morto... attaccata ad una microscopica
catena d'oro.

La popolana si interruppe. Un grido improvviso echeggi nell'ampia
sala, seguito dal rumore di un corpo che cadeva pesantemente e da pi
voci, che dicevano:

--Presto... un medico...

Vi fu un momento di tumulto indescrivibile...

--Che cosa succede?

-- il conte Patta, che  svenuto...

--Forse l'emozione, il caldo,  stato un'imprudenza la sua recarsi
qui...

--Lo trasportano fuori.

--Non sar cosa grave...

Queste ed altre esclamazioni si udivano nell'aula. Chi si mostrava
contrariato, chi impietosito, chi curioso...

Il nome del conte Patta era giunto agli orecchi dell'accusata,
producendole una sensazione profonda, mettendole nelle vene un brivido
di angoscia, di paura. Le risuonavano in quel momento alle orecchie le
parole pronunziate da Diego, allorch rivelava a sua moglie, l'infamia
del padre...

_Una spia, un traditore della patria, che il popolo milanese nei
giorni memorabili della sollevazione, aveva giurato ammazzare. Egli_
_ riuscito a fuggire, ma abbandonando alle furie dei ribelli, che ne
dovettero far strazio, una moglie giovane e bella, un'innocente
bambina._

E se fosse lei quella bambina? Qualche cosa le diceva che non
s'ingannava! Quel grido straziante che le risuonava in cuore, l'aveva
ferita fin nelle viscere, non era l'appello di un uomo che sveniva per
il troppo calore o l'emozione, ma l'evocazione disperata di un padre,
che ritrovava la sua creatura!

Ecco perch qualche cosa maggiore della sua stessa volont, l'aveva
spinta a distruggere quelle carte, che potevano perdere il conte. Era
la voce del sangue che parlava in lei! Era Dio stesso che la guidava,
per non dare al mondo lo spettacolo mostruoso di una figlia che
perdeva, condannava il proprio padre...

Al conte Patta doveva la vita, ed ella aveva salvata la sua; ma
sentiva che giammai avrebbe potuto amarlo...

Pensava invece con strazio a quella madre, che egli aveva abbandonata
in preda al furore popolare. Forse quella sventurata, sebbene coperta
di ferite, era giunta a porla in salvo presso la casa della generosa
popolana, ed era quindi fuggita, per andare a morire altrove, onde non
scoprissero che quella creaturina era sua figlia, la risparmiassero.

Lacrime ardenti scorrevano sulle guancie di Maria, di quelle lacrime
che anzich riuscire di sollievo, dilaniano il cuore.

Intanto nella sala si era ristabilita la calma. Si seppe che il conte
rinvenuto quasi subito, aveva detto essere stato preso da un senso di
soffocamento per il troppo calore e sebbene si sentisse meglio, non si
trovava pi disposto ad assistere all'udienza ed era ritornato al
proprio palazzo.

Annetta pot riprendere la sua narrazione; ma ormai si era cos
affaticata, che le parole uscivano a stento, mozze dalle sue labbra, e
pot appena protestare che Maria era innocente, che se aveva commesso
il delitto, la colpa era del marchese Diego, il seduttore, l'infame,
che l'aveva disonorata; poi si pieg affranta sulla seggiola,
mormorando:

--Rendetemela... rendetemela; se Maria viene condannata, che io lo sia
con lei: la sua separazione  la mia morte.

L'udienza fu per quel giorno terminata. All'indomani, la folla aument
ancora. Si trattava di sentire la requisitoria del Pubblico Ministero,
la difesa ed il verdetto. La sorte fu favorevole all'accusata: il
Pubblico Ministero si mostr assai indulgente, mite per lei;
l'avvocato la difese con tanto calore, che persino i giurati avevano
le lacrime agli occhi. Onde allorch ritornati dalla Camera di
deliberazione, il Capo di essi, pronunzi con voce vibrata:

--No: l'accusata non  colpevole...

Si ud nella sala un lungo mormorio di approvazione, che scoppi in un
applauso fragoroso, allorch riapparve Maria...

Questa si sosteneva a stento in piedi: le pareva di soffocare, si
sentiva piegare le gambe ed appena il Presidente le ebbe annunciato
che era assolta, libera, non pot balbettare una sola parola di
ringraziamento, perch si svenne.




CAPITOLO DUODECIMO.

Padre e figlia.


Albeggiava: n Annetta la popolana, n Maria avevano dormito, perch
troppo bisogno provavano di sfogare il loro cuore, dopo tanti mesi di
separazione.

La guantaia uscita di carcere, trov la popolana, che l'attendeva in
una carrozza per tornarsene alla loro modesta casa, non volendo
Annetta pi saperne d'ospedale, dopo aver ricuperata la creatura, che
era tutta la sua vita, il suo amore.

Al primo incontro, trovandosi in presenza d'altri estranei, non
potendo ancora la povera donna camminare da sola, entrambe si
contentarono di stringersi in un lungo amplesso, di mischiare insieme
baci e lacrime.

Ma quando si trovarono finalmente sole, riunite nella camera stata
testimone di tante gioie e tanta disperazione, le due donne non si
contennero pi... Si aprirono a vicenda l'anima, si raccontarono tutte
le impressioni subite dopo la loro separazione.

--Non mi respingi da te sebbene io abbia le mani imbrattate di
sangue?--mormor Maria.

-- sangue di traditore e non disonora--rispose la popolana, che
riprendeva l'ardire di una volta--io non ti ho mai biasimata, perch
al tuo posto avrei fatto lo stesso.

Maria chinava il capo.

--Sei forse pentita di averlo ucciso?--chiese Annetta.

La giovine si scosse.

--No--rispose con voce sorda--perch ho veduto nel mio delitto la mano
del destino.

Bussavano alla porta.

La popolana ebbe un gesto d'impazienza.

--Qualche nuovo importuno--disse--non rispondiamo.

Si buss una seconda volta pi forte.

--Ebbene... vediamo chi .

Maria and ad aprire e si trov dinanzi un signore, avvolto in un
lungo soprabito, con una barba foltissima, il cappello calato sugli
occhi.

Il viso della guantaia rimaneva al buio, onde l'altro non la riconobbe
e disse con tronca voce.

-- qui che abita Maria Durini, la giovine liberata questa notte?

--Sono io, signore: che volete?

--Parlarvi un sol momento: mi chiamo il conte Patta.

Ella prov un orribile sussulto al cuore, pure seppe mantenersi
impassibile.

--Entrate signore,--disse ritraendosi alquanto. Lo condusse presso la
popolana. Sebbene il conte se l'attendesse, tuttavia non pot
dissimulare un fremito nel trovarsi vicino a quella donna, il cui
eroismo umiliava il suo orgoglio, lo schiacciava.

--Perdonate, se disturbo,--balbett.

--Che cosa volete?

-- il conte Patta, mamma--replic con freddezza Maria--che desidera
parlarmi.

Gli aveva offerta una sedia ed ella rimaneva dritta, presso la
poltrona dove si trovava Annetta. Il conte parve sormontare il suo
imbarazzo.

--Se mi sono permesso di venir qui, due gravi motivi mi hanno
indotto--disse, rivolgendo la parola alla popolana--mi trovavo ieri
l'altro all'udienza e mi commossi al pari di tutti, anzi pi di tutti,
alla storia della vostra figlia adottiva, storia che mi ricord un
fatto, accaduto appunto in una di quelle tremende giornate, che
evocaste.

Annetta ascoltava con ansiet: era evidente che le parole di
quell'uomo la interessavano.

Maria invece sentiva crescere la sua avversione per colui, che pur
aveva nelle vene lo stesso sangue, era suo padre. Forse se ella
l'avesse veduto entrare curvo sotto il peso del dolore, del rimorso,
avrebbe perduto il coraggio di accusarlo, il cuore le si sarebbe
schiuso alla piet.

Ma dal suo esordio istesso, si capiva che il conte stava architettando
una menzogna e Maria s'irrigidiva, si corazzava contro qualsiasi
debolezza.

Egli continu:

--Un mio amico carissimo, quasi un fratello, aveva smarrita in quelle
funeste giornate una fanciullina di due anni o poco pi, che portava
appunto al collo un gioiello, quale lo descriveste, una testa da
morto, appesa ad una catenella d'oro; terreste voi ancora quello
ritrovato?

La popolana appariva vivamente commossa, mentre la giovane guantaia
rimaneva impassibile, come se la cosa non la riguardasse.

--S... lo tengo sempre--esclam Annetta--Maria, guarda nel secondo
cassetto del canterano, in quella scatola di cartone giallo; lo
troverai.

La giovine obbed senza dimostrare molta emozione. Ella non tard a
rinvenire l'oggetto designato e lo porse colle sue mani stesse al
conte.

Egli non ebbe bisogno di esaminarlo molto per riconoscerlo: allora la
maschera d'indifferenza che copriva il suo volto disparve; due grosse
lacrime gli scorsero sulle guancie e tendendo le mani a Maria.

--Ho mentito, perch temevo ingannarmi--esclam--ma ora... non vi ha
pi dubbio; tu sei mia figlia...

Forse si attendeva che la fanciulla gli si gettasse nelle braccia, si
aspettava un'esplosione di gioia e di sorpresa.

Ma questa non sfugg che alla popolana.

Maria rimase fiera, tranquilla.

--Se sono vostra figlia--proruppe con accento amaro--ditemi che avete
fatto di mia madre.

-- morta--balbett avvilito il conte, mentre la popolana guardava
stupita la giovine, senza comprendere.

--Morta? Dove? Quando? Voi non lo sapete eh? Mia sorella ha almeno una
tomba su cui pregare, la sua delle madri ha goduto la stima del mondo,
la pace della famiglia,  morta benedetta, compianta. Ma la mia? 
stata vilipesa, maledetta, errante, esposta a tutti gli insulti, a
tutte le umiliazioni, si  trascinata morente per le strade di Milano,
chiedendo piet per s, per la sua creatura... Chi pu dire come 
riuscita a salvarmi? Che ne  stato di lei, del suo misero corpo? Voi
l'ignorate,  vero? Conte, io non sono pi una bambina adesso; so
quello che dico e quello che faccio. Mio padre voi? Ditemi che avete
fatto per meritare che io vi dia un nome cos sacro, un nome che
dovrebbe far battere il mio cuore di ebbrezza, di commozione. Quando
ero bambina, preferiste salvare la vostra vita piuttosto che la mia;
fatta giovane ed onesta con tanti sacrifizii da questa povera donna,
che per appianare la strada a me, che pure non ero sua figlia, avrebbe
data la vita, mi mandaste dinanzi uno sciagurato perch mi perdesse,
facesse di me una vittima, che dovesse servire al tradimento di
un'altra.

Il conte che aveva chinato il capo, lo rialz.

-- una menzogna: io nulla sapevo.

--Non negate... Diego stesso confess il mercato infame concluso con
voi, il cui prezzo, dovevano essere... le vostre stesse... creature...

--Ignoravo la vostra storia,--balbett il conte colle labbra tremule,
convulse.

--Credete di scusarvi col dirmi questo?--proruppe con impeto
Maria.--Forse perch figlia del popolo, ero meno degna di piet, di
rispetto, di vostra figlia? Ed avete voi risparmiata Adriana, che pur
viveva al vostro fianco, che vi amava? E vi chiamate padre, venite a
dirmi: Tu sei mia figlia! Ebbene no, io non vi conosco;  gi troppo
che abbia commesso un delitto per cagion vostra, vi abbia risparmiata
una vergogna, porti il peso delle vostre colpe e non ne aggravi la mia
innocente sorella: non voglio saper altro di voi, n dovervi nulla. Io
non avr altro nome che quello datomi da mia madre adottiva, io non
sar che sua figlia!

Cos dicendo s'inginocchi su di uno sgabello, dinanzi alla popolana,
le appoggi la testa sul seno.

Annetta che l'aveva ascoltata in silenzio, in preda ad un'emozione
indescrivibile, si curv verso di lei, baciandola a lungo, con intensa
passione; i suoi occhi erano pieni di lacrime.

Il conte era impallidito sotto la contrazione di una sofferenza acuta.

--Dunque mi rinneghi?--balbett.

Maria non rispose.

--Sono stato molto colpevole--prosegu il conte--ma vorrai tu essere
inesorabile con me, che venni qui per riparare i miei torti, renderti
il posto che ti aspetta, le ricchezze alle quali hai diritto?

La popolana sussult combattuta fra il timore e lo sconforto; lo
sconforto per quella poveretta, che sentiva meritevole di miglior
destino; il timore di separarsi da lei.

--Vi ringrazio, signore--disse Maria senza collera, ma senza
emozione--preferisco la povert vicino a lei, che la ricchezza al
vostro fianco.

--Ma non io intendo dividervi: ella verr con te, nel mio palazzo.

--Non pi, signore--interruppe Maria con un accento d'indignazione
frenata, che le rese la sua altera belt--la moglie di Mario Durini,
uno degli eroi caduti sulle barricate di Porta Vittoria, la popolana
che arrischi la sua vita per la libert, non pu vivere sotto il
tetto di chi ha traditi i suoi fratelli, la patria. Ed io porto il
nome di quel morto glorioso, e di mia madre adottiva.

--Maria ha ragione,--mormor piano la popolana, che pur prov un senso
di piet per l'espressione di vergogna, comparsa sul viso infocato del
conte.

--Sei crudele,--disse questi a mezza voce.

--Sono giusta.

Il conte cominciava ad irritarsi.

--E se io ti obbligassi a seguirmi?

Maria si alz in piedi con impeto, incrociando le braccia.

--Con quale diritto?

--Sono tuo padre.

--Come potrete dimostrarlo? Forse raccontando le vostre gesta passate?
Se vi abbassaste fino ad una cos orribile confessione, forse avrei
della compassione per voi, potrei perdonarvi, ma piuttosto che
seguirvi, rinnegare chi mi ha dato pi della vita, mi ucciderei.

Era chiara, risoluta: l'espressione del suo viso... mostrava
abbastanza che non mentiva.

Il conte pure si era alzato e per un momento padre e figlia si tennero
di fronte, guardandosi fissamente negli occhi; egli con una cupa
rabbia nel cuore: Maria cercando dentro di s la voce del sangue e non
trovando che il grido della repulsione.

--Non vuol dunque proprio nulla da me?--disse il conte a denti
stretti.

--Una sol cosa: che mi dimentichiate.

Egli non aggiunse parola; si diresse lentamente; verso l'uscio; forse
sperava all'ultimo momento che la figlia lo richiamasse, ma la giovine
rimase immobile, muta presso la popolana.

Il conte si morse le labbra e se ne and sbatacchiando la porta.

Allora Annetta stese verso la giovine le sue mani scarne e tremanti e
con un'angoscia dolorosa, che rendeva la sua voce fievole, velata.

--Non ti pentirai un giorno--balbett--di esserti mostrata
inesorabile, d'averlo respinto? Non rimpiangerai le ricchezze alle
quali rinunciasti?

--Ma non vale il tuo cuore pi di tutte le ricchezze del mondo? Chi
non andrebbe orgogliosa di chiamarsi tua figlia? Io rimpiango di non
averti amata, apprezzata abbastanza, come meritavi: io mi pento per i
dolori che ti ho recati e le lacrime che ti feci versare. Ma non fu
mia colpa: era destino.

Maria sentiva la sua mente trascinata in un turbinio di pensieri
tristi, lugubri.

Per l'altera creatura si riscosse quasi subito e mettendo sulla
guancia della popolana un bacio rovente.

--Io non voglio che te, madre mia--replic--oh! chiamami sempre col
dolce nome di figlia.

Annetta sent passarsi nel cuore un'ondata di gioia e mentre
ricambiava con trasporto i baci di Maria, due grosse lacrime le
caddero dagli occhi su quella fronte, che il dolore, la sventura
avevano purificata!




CONCLUSIONE.


Una scena dolorosa e sinistra si svolgeva nel palazzo del conte Ercole
Patta. Adriana moriva. La scossa subita all'orribile, inaspettata
rivelazione del marito, le aveva spezzata la vita.

Crisi nervose violentissime si erano succedute senz'intervallo l'una
all'altra, logorando il suo corpo, mettendo nel suo cervello delle
allucinazioni tremende, che la facevano prorompere in grida
strazianti, contorcersi fra terribili convulsioni.

Erano stati chiamati a consulto le prime celebrit della scienza; si
tentarono i rimedii pi arrischiati, pericolosi, fu fatta viaggiare,
la condussero in Isvizzera, in Germania, alle terme pi rinomate; ma
da tutti questi sforzi, queste prove, era uscita vieppi affranta,
coll'organismo intieramente distrutto. Ed allora i medici dichiararono
che non vi era pi nulla a fare.

Adriana espresse il desiderio di ritornare a Milano e fu esaudita. Vi
giunse morente.

Il primo giorno che ella riacquist la facolt di sentire, riflettere,
pensare, fu sorpresa, trovando Gabriele al suo fianco.

--Come siete qui?--sussurr.

--Ebbi il permesso da vostro padre.

--E mio marito?

Gabriele non rispose...

--Ma dove siamo? Che  successo?

Tremava orribilmente e stringendosi colle mani la fronte...

--Ah! ricordo... ricordo tutto... ci... che mi ha detto... Diego;
andate... andate... Gabriele, se conosceste di chi sono figlia, se
scopriste il tremendo segreto di mio padre.

--Quel segreto...  una menzogna.

--Che?... Che dite?...

--Che nulla vi ha nella vostra vita, n in quella di vostro padre, di
cui possiate arrossire.

Il giovane parlava coll'accento della verit, ma Adriana non era
convinta.

--Voglio vedere mio padre, parlar solo con lui--esclam--andate a
chiamarlo.

Il conte non tard a comparire. Bench cercasse sorridere, il suo
volto aveva un lividore di morte.

--Che desideri, mia cara?--disse accostandosi al letto.

--Voglio che tu mi prometta di ricercare la fanciulla che un giorno
abbandonasti,--disse la giovane donna, con estrema emozione,
fissandolo intensamente negli occhi.

Il conte cadde nel laccio. Con voce debolissima, curvando addolorato
il capo.

--Lo far, te lo giuro,--rispose.

Era una confessione, Adriana mand un grido straziante.

--Ah! non mentiva adunque, Diego: oh! che infamia, figlia... di una
spia... moglie di un miserabile... Dio... Dio... che ho fatto per
punirmi cos!...

Da quel momento non si ebbe pi speranza di salvarla: ella non volle
pi vedere alcuno, nemmeno Gabriele; si diceva indegna di lui, di
tutti.

Il conte fu costretto a non pi varcare la soglia della stanza di sua
figlia, perch la presenza di lui, la faceva cadere in terribili
convulsioni.

La sera in cui il medico annunzi che Adriana non avrebbe trascorsa la
notte, il conte, come pazzo dal dolore, si trascin sulle ginocchia al
letto di sua figlia, balbettando fra i singhiozzi:

--Perdono, perdono...

Adriana lo sent. Da qualche momento una gran calma si era succeduta
nella sua anima... alla tempesta di prima.

Aveva ricevuti i Sacramenti e le parole che il Sacerdote, le aveva
rivolte, allorch essa gli confess di non aver la forza di perdonare
a coloro che le fecero tanto male, le rimasero impresse nella mente.

--Non dite cos figlia mia, non siate meno clemente di Dio. Per ogni
peccato misericordia, e ricordate che basta talvolta una lacrima
sincera di pentimento a scontare una vita d'iniquit...

E suo padre piangeva ai suoi piedi, supplicava di perdonarlo?

Adriana non resistette, le sue labbra serrate si apersero a mezzo ed
un nome ne sfuggi.

--Pap.

Era proprio lei che l'aveva chiamato?...

Il conte la fiss un istante cogli occhi velati, foschi, umidi, poi
chiese tremando:

--Mi perdoni?

--S...

Oh! il grido delirante di gioia! Quanti baci lunghi, ardenti sulla
fronte di lei!

Ma sentendo che diveniva di ghiaccio, impallid spaventosamente...

--Adriana... non morire... non morire...

-- Dio... che lo vuole... E poi che farei ancora al mondo...
legata... a quell'uomo...

--Tu sei libera, libera, puoi sposare Gabriele, che ti ama sempre...
morr senza di te...

Il conte non si aspettava l'effetto terribile, fulminante prodotto
dalle sue parole...

Lo sciagurato credeva che facendo balenare una speranza di felicit
avvenire nell'anima della figlia, l'avrebbe ritornata da morte a
vita...

Ma l'esistenza di Adriana non era pi attaccala che ad un lievissimo
filo: la minima emozione avrebbe bastato a romperlo.

La notizia che si trovava libera, valeva come l'annunzio di morte del
marchese Diego... E come era avvenuta? Era forse Maria che si era
vendicata? E dove si trovava la giovane? Morta forse anche lei, dacch
nessuno gliene aveva parlato?

Adriana apr la bocca per domandare, ma dal suo petto non sfugg che
un grido rauco, inarticolato, che si spense in un debole singhiozzo. E
le labbra restarono aperte, l'occhio si estinse, il corpo divenne
immobile...

Era spirata...

Il conte rimase per alcuni secondi a guardarla con occhio stralunato:
i suoi denti si urtavano.

Poi quando cominci a capire che tutto per Adriana era finito, ebbe un
grido di belva ferita a morte e fugg stringendosi le tempia fra le
mani, gemendo, urlando:

--Sono io... io che l'ho uccisa!

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Il giorno che Adriana venne seppellita nel Cimitero Monumentale, un
giovane che aveva assistito di nascosto, dietro un alto mausoleo, ai
minimi particolari della funebre cerimonia, attese che tutti se ne
fossero andati, poi lasci il suo nascondiglio per avvicinarsi a sua
volta a quella tomba scavata di fresco e inginocchiatosi si mise a
piangere, a singhiozzare come un fanciullo...

Poi quello straziante dolore parve calmarsi... ed il giovane data una
rapida occhiata attorno, trasse di tasca una rivoltella.

Ma allora una voce sorse dietro di lui...

--Fermatevi, signor Gabriele--disse--voi non avete il diritto di
uccidervi su questa tomba.

Egli si rivolse con impeto e vide dietro a s Maria, vestita a bruno,
ancor pallida e sofferente, ma i cui occhi gettavano lampi, il cui
fiero atteggiamento imponeva.

--Voi!--esclam il giovane balzando turbato in piedi.--E perch
m'impedite di morir qui?

--Perch invece di dare in tal modo un supremo segno d'amore
all'infelice Adriana, disonorereste la sua memoria.

Gabriele ebbe un brusco sussulto.

--Che dite?

--La verit: il sangue che scorre sopra una tomba, lascia sempre una
macchia, che nulla vale a detergere,  una profanazione, un
sacrilegio. Non ha sofferto abbastanza la povera martire in vita,
volete turbarla anche da morta? Se l'esistenza vi pesa, fate come me:
dedicatela tutta a qualcuno che vi ami, pur avendo sacro il ricordo
della donna amata. Non avete un padre... voi, una madre?

Gabriele divenne livido...

--Li avevo dimenticati--mormor--grazie di ricordarmelo.

Un sospiro d'immenso refrigerio sollev il petto di Maria: ella stese
la mano al giovane.

--Voi siete buono---disse--siete onesto, nella vostra anima non vi
sono rimorsi: potete essere ancora felice.

Egli scosse il capo...

--Ebbene vivete per il dolore--aggiunse dolcemente Maria--sar questa
la pi splendida prova d'amore che darete ad Adriana, la quale vi
sorrider dal cielo.

Le lacrime velavano gli occhi di Gabriele.

--Piangete? Siete salvo--disse ancora Maria--ah! se potessi anch'io
trovar delle lacrime.

Ebbe un fremito, ma si rimise tosto... e con accento velato, triste.

--Volete che preghiamo insieme sulla tomba di quella
martire?--mormor...

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Il conte Patta, dopo la morte di Adriana, tent altri passi verso
Maria, sperando d'indurla a pi miti consigli.

Ma la giovine si mostr meno clemente della sorella: non seppe n
perdonare, n dimenticare.

Ella evit sempre di parlare di suo padre e sarebbe morta prima di
rivelare il suo segreto, che Annetta solo conosceva.

Ma ogni settimana, Maria non mancava mai di recarsi a pregare sulla
tomba di Adriana, dove veniva sempre raggiunta da Gabriele...

L'una serbava sacro il culto dei ricordi, l'altro quello dell'amore!


FINE.




INDICE

  CAPITOLO   I.--La maschera misteriosa          Pag.  9
           II.--Cuore di popolana                   17
          III.--Il segreto di un milionario         25
           IV.--Il Genio del male                   33
            V.--Tradimento                          39
           VI.--Vittime e seduttore                 47
          VII.--Le conseguenze di un'infamia        53
         VIII.--Rivelazioni                         63
           IX.--La vendetta della tradita           71
            X.--Le deposizioni                      87
           XI.--Un mistero svelato                  97
          XII.--Padre e figlia                     107
  Conclusione                                       117



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NOTE DI TRASCRIZIONE


Refusi corretti:

  La bambina non era in grado di dare spiegagazioni:    (P.  21)

  --Ci che siamo io e te, perbacco. Le racconconterei  (P.  30)

  che trascorrete le notti non si sa dove ne con chi.   (P.  64)

  mostrava abbbastanza che non mentiva.                 (P. 114)






End of Project Gutenberg's La trovatella di Milano, by Carolina Invernizio

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and accept all the terms of this license and intellectual property
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the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy
all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your possession.
If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.

1.B.  "Project Gutenberg" is a registered trademark.  It may only be
used on or associated in any way with an electronic work by people who
agree to be bound by the terms of this agreement.  There are a few
things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
even without complying with the full terms of this agreement.  See
paragraph 1.C below.  There are a lot of things you can do with Project
Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
works.  See paragraph 1.E below.

1.C.  The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
Gutenberg-tm electronic works.  Nearly all the individual works in the
collection are in the public domain in the United States.  If an
individual work is in the public domain in the United States and you are
located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
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works based on the work as long as all references to Project Gutenberg
are removed.  Of course, we hope that you will support the Project
Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by
freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of
this agreement for keeping the Project Gutenberg-tm name associated with
the work.  You can easily comply with the terms of this agreement by
keeping this work in the same format with its attached full Project
Gutenberg-tm License when you share it without charge with others.

1.D.  The copyright laws of the place where you are located also govern
what you can do with this work.  Copyright laws in most countries are in
a constant state of change.  If you are outside the United States, check
the laws of your country in addition to the terms of this agreement
before downloading, copying, displaying, performing, distributing or
creating derivative works based on this work or any other Project
Gutenberg-tm work.  The Foundation makes no representations concerning
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States.

1.E.  Unless you have removed all references to Project Gutenberg:

1.E.1.  The following sentence, with active links to, or other immediate
access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear prominently
whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work on which the
phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the phrase "Project
Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, performed, viewed,
copied or distributed:

This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
almost no restrictions whatsoever.  You may copy it, give it away or
re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
with this eBook or online at www.gutenberg.org

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from the public domain (does not contain a notice indicating that it is
posted with permission of the copyright holder), the work can be copied
and distributed to anyone in the United States without paying any fees
or charges.  If you are redistributing or providing access to a work
with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on the
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through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
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     has agreed to donate royalties under this paragraph to the
     Project Gutenberg Literary Archive Foundation.  Royalty payments
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     prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax
     returns.  Royalty payments should be clearly marked as such and
     sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
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     the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."

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     distribution of Project Gutenberg-tm works.

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electronic work or group of works on different terms than are set
forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark.  Contact the
Foundation as set forth in Section 3 below.

1.F.

1.F.1.  Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
public domain works in creating the Project Gutenberg-tm
collection.  Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic
works, and the medium on which they may be stored, may contain
"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or
corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual
property infringement, a defective or damaged disk or other medium, a
computer virus, or computer codes that damage or cannot be read by
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1.F.2.  LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
liability to you for damages, costs and expenses, including legal
fees.  YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
PROVIDED IN PARAGRAPH F3.  YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
DAMAGE.

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received the work on a physical medium, you must return the medium with
your written explanation.  The person or entity that provided you with
the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
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providing it to you may choose to give you a second opportunity to
receive the work electronically in lieu of a refund.  If the second copy
is also defective, you may demand a refund in writing without further
opportunities to fix the problem.

1.F.4.  Except for the limited right of replacement or refund set forth
in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS' WITH NO OTHER
WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
WARRANTIES OF MERCHANTIBILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.

1.F.5.  Some states do not allow disclaimers of certain implied
warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
the applicable state law.  The invalidity or unenforceability of any
provision of this agreement shall not void the remaining provisions.

1.F.6.  INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance
with this agreement, and any volunteers associated with the production,
promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works,
harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
that arise directly or indirectly from any of the following which you do
or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.


Section  2.  Information about the Mission of Project Gutenberg-tm

Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
electronic works in formats readable by the widest variety of computers
including obsolete, old, middle-aged and new computers.  It exists
because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
people in all walks of life.

Volunteers and financial support to provide volunteers with the
assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg-tm's
goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
remain freely available for generations to come.  In 2001, the Project
Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.


Section 3.  Information about the Project Gutenberg Literary Archive
Foundation

The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
Revenue Service.  The Foundation's EIN or federal tax identification
number is 64-6221541.  Its 501(c)(3) letter is posted at
http://pglaf.org/fundraising.  Contributions to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
permitted by U.S. federal laws and your state's laws.

The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
throughout numerous locations.  Its business office is located at
809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
business@pglaf.org.  Email contact links and up to date contact
information can be found at the Foundation's web site and official
page at http://pglaf.org

For additional contact information:
     Dr. Gregory B. Newby
     Chief Executive and Director
     gbnewby@pglaf.org


Section 4.  Information about Donations to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation

Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
spread public support and donations to carry out its mission of
increasing the number of public domain and licensed works that can be
freely distributed in machine readable form accessible by the widest
array of equipment including outdated equipment.  Many small donations
($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
status with the IRS.

The Foundation is committed to complying with the laws regulating
charities and charitable donations in all 50 states of the United
States.  Compliance requirements are not uniform and it takes a
considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
with these requirements.  We do not solicit donations in locations
where we have not received written confirmation of compliance.  To
SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
particular state visit http://pglaf.org

While we cannot and do not solicit contributions from states where we
have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
against accepting unsolicited donations from donors in such states who
approach us with offers to donate.

International donations are gratefully accepted, but we cannot make
any statements concerning tax treatment of donations received from
outside the United States.  U.S. laws alone swamp our small staff.

Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
methods and addresses.  Donations are accepted in a number of other
ways including checks, online payments and credit card donations.
To donate, please visit: http://pglaf.org/donate


Section 5.  General Information About Project Gutenberg-tm electronic
works.

Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
concept of a library of electronic works that could be freely shared
with anyone.  For thirty years, he produced and distributed Project
Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.


Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
unless a copyright notice is included.  Thus, we do not necessarily
keep eBooks in compliance with any particular paper edition.


Most people start at our Web site which has the main PG search facility:

     http://www.gutenberg.org

This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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